venerdì, 05 giugno 2009

HACKLETTURA 189

Colpaccio di Zamparini: Zenga al Palermo!

E dunque, eppur si muove... Malgrado tutto, i tempi si evolvono, e tale evoluzione ha toccato persino la città di Palermo (quella che veste rosanero, quella della passione del calcio), grazie allo spirito imprenditoriale di un uomo venuto dal Nord.


 

Un sogno diventa realtà: sulla panchina dei Rosanero siede finalmente un grande campione, una leggenda vivente del calcio italiano, nonché un allenatore che si è fatte le ossa all'estero (senza pensare a cercarsi una raccomandazione in patria) e poi, tornato in Italia, ha guidato quello che poi sarebbe divenuto il "Catania dei record".
 Walter Zenga ha firmato un contratto triennale, e per questo non smetteremo mai di essere grati al presidente Zamparini.
Al di là degli obiettivi (quarto posto in campionato e qualificazione alle preliminari di Champions), fa bene sapere che c'è un uomo simile alla guida del Palermo!

Del capoluogo siciliano, l'ancora 49enne Zenga (praticamente è tra gli allenatori più giovani in assoluto della Serie A) ha un ricordo felice solo a metà. Infatti, proprio alla vecchia Favorita l'ex portiere dell'Inter e della Nazionale disputò la sua partita d'addio, il 1° marzo 1997. E i palermitani che fecero? Invece di onorarlo, lo fischiarono! L'Inter vinse 3-1 sui resti di un Palermo che era in bilico tra B e C, ma nemmeno questo serve a giustificare quegli ignobili fischi.
Certamente deluso da tale "accoglienza", Zenga decise allora di affrettare il suo trasferimento in America: andò a giocare nei New England Revolutions. Dodici anni dopo, ecco il ritorno a Palermo, sempre da protagonista e sempre da vincente (non dimentichiamoci che appena pochi mesi fa lui e il Catania vennero a vincere qui con un clamoroso 4-0!). Auguriamoci che i palermitani lo lascino lavorare. Palermo è fin da sempre filo-bianconera; è ora che la città finalmente si interizzi, passando una volta per tutte dalla parte dei Giusti, dove nessun Moggi potrà mai arrivare.

   

   WELCOME IN PALERMO, WALTER!

 

 



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mercoledì, 06 maggio 2009

HACKLETTURA 188

Vuole rimanere Anonima.
Ma ci racconta i Party di casa Berlusconi

Oggi posterò un articolo, cosa che faccio rarissimamente. Chiedendomi e chiedendovi se un cittadino tedesco, per dirne uno a caso ... riuscirebbe a tollerare una situazione simile ... in cui la Merkel ... tra Maschietti Ventenni ...

[Precisazione: ho scritto all'autore del seguente articolo per avere qualche sicurezza in più sui contenuti, dato che il "Testimone Gioiellare" ha voluto rimanere anonimo/a. Il Giornalista ha risposto immediatamente, con ironia e cortesia: della sua mail riporto solo il "(...) vada tranquillo (...)" - degennaroriccardo@yahoo.it]


"Palazzo Grazioli. Tra Piatti e Bacetti"
I coperti sono sempre 50. È un numero che probabilmente piace al Presidente del Consiglio, lo considera forse congruo per qualunque occasione, una riunione politica, un incontro d'affari, una festa. La tavola è situata al centro di un bellissimo salone, come quelli dei ristoranti di lusso, ma si trova a Palazzo Grazioli, l'abitazione privata di Berlusconi di fronte a Palazzo Venezia. Vuota, la sala fa un po' impressione, soprattutto quando gli invitati sono quattro o cinque e naturalmente si domandano il perché dei restanti coperti. Non è considerato un problema non arrivare a occupare tutti i posti, ma - si sa - l'attuale Presidente del Consiglio è anche uomo di fantasia, difficile non immaginare qualche sorpresa. Per avere la certezza che quella sera il premier non ha alcuna intenzione di parlare di politica o d'affari basta attendere qualche minuto. A un certo punto, infatti, si spalancano le porte ed ecco Berlusconi, accompagnato dal fido menestrello Apicella e scortato da una cinquantina di fanciulle. Sono tutte intorno ai vent'anni, sono poco vestite e adoranti al punto da intonare immediatamente l'inno personale del padrone di casa: «Meno male che Silvio c'è!». Silvio, tuttavia, non vuole essere soltanto spettatore, ma protagonista. Come sempre. Eccolo allora afferrare il microfono che sta a centro tavola e ricambiare l'omaggio con alcuni stornelli, accompagnato dal simpaticissimo Apicella. Sono le canzoni da osteria, dal doppio senso incorporato, che lasciano un po' sbigottiti alcuni tra i presenti. Le ragazze sembrano incantate da tanta bravura, ridono, scherzano tra loro e non nascondono la gioia per una serata che sarà sempre tra i loro migliori ricordi. Terminati gli stornelli, il presidente del consiglio, che forse anche per questo qualcuno definisce l'Imperatore, non ha difficoltà nell'andare incontro alle ragazze festanti, dare un bacetto a questa e una carezza a quella, invitare la giovane che sul momento ispira maggiormente i suoi sentimenti a sedergli sulle ginocchia. D'altronde, non mostra grande appetito. Il Presidente del Consiglio, infatti, si limita a una forchettata sola, una di numero. Poi più nulla. Eppure il cibo è ottimo. I camerieri, che indossano rigorosamente guanti bianchi, sembrano un po' svogliati e servono le ragazze quasi controvoglia: anziché appoggiare delicatamente le portate quasi le lasciano cadere. E poi non sembra loro affatto interessare se si tratti di aspiranti soubrette o future eurodeputate. Chiunque siano, infatti, saranno premiate in una misura di gran lunga superiore di quanto sia retribuito il lavoro dei domestici: a fine cena, i valletti entrano ancora una volta con i vassoi d'argento e porgono ad ogni ragazza un gioiello, una collana, un braccialetto. Le fanciulle saltellano, lanciano gridolini, ringraziano il loro generoso anfitrione, sebbene nessuna possa ancora permettersi di chiamarlo "papi". Forse più avanti. Questa storia sembra una fiaba, ma non è una fiaba: mi è stata raccontata da una persona che l'ha vissuta e che, comprensibilmente, preferisce rimanere nell'anonimato.
(Riccardo De Gennaro per l'Unità, 4 maggio 2009. Pagina 8)

[P.s.: certo, se il "testimone berluscare" avesse avuto il coraggio di fare outing sulla propria identità, il tutto avrebbe avuto un peso diverso. Anche se immagino che un quotidiano come l'Unità non si possa permettere, soprattutto in questo periodo, una clamorosa patacca. Ma il tempo potrebbe essere galantuomo: qualora Arcore non agisca in giudizio nei confronti del giornale o non esca in qualche modo allos coperto, ciò significherebbe che tali contenuti ...  ]

[P.s. 2: non preoccupatevi, ho raggiunto il livello di saturazione. Dopo oggi per un po' non parleremo più di Divorzi, Ciarpame e Viziacci Berluscosi ...]


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giovedì, 30 aprile 2009

HACKLETTURA 187

Gli attempati politici italiani: 'Viva la f..a!'

"Per me Silvio è un secondo papà: mi telefona e lo raggiungo. Poi insieme cantiamo le canzoni di Scugnizzi"

All'inizio era un retroscena segreto. Diventa un caso politico, dopo le dichiarazioni-bordate di Veronica Lario (per la quale Vittorio Feltri invoca il "ricovero coatto"). Ora rischia di trasformarsi in vischioso scandalo di provincia. Mentre mamma e papà blindano, infatti, la neo-18enne candidamente ambiziosa che racconta tutta la sua "venerazione per 'papi' presidente", affiora anche l'eco della complessa vicenda giudiziaria che coinvolse, nei primi anni Novanta, il padre di Noemi.

Questo è quanto scrive Repubblica.

Ma procediamo con ordine. Siamo a Casoria e all'Upper gold, in Villa Santa Chiara sulla Circumvallazione, si sta svolgendo un party. La ragazza festeggiata (è il giorno del suo 18simo compleanno) va in sollucchero quando, entrando nel locale che ha le luci abbassate, riconosce un'ombra: quella di Silvio B.
"Paaaapiiii" grida la piccola, cadendo ai piedi del grande uomo che governa le sorti del Paese. Intanto, parte la colonna musicale: un pop-porno assai in voga.

Dev'essere stata una bella festicciola. Davvero indimenticabile.

Noemi Letizia, questo il nome e il cognome della bionda napoletana, ai giornalisti dichiara candidamente: "Sì, voglio fare carriera nel mondo dello spettacolo..."
Ma... "papi"?
"Certo. Lo chiamo presidente, ma qualche volta mi scappa 'papi'."
Berlusconi, ha spiegato Noemi, è un amico di famiglia. Però con i genitori "non è che si siano incrociati sul lavoro: mio padre è un dipendente comunale, e poi abbiamo una profumeria alla periferia di Napoli. Lui mi vuole bene come una figlia. E anche io, noi tutti gli siamo legati. Come si fa a non volergli bene? E' un mito, non sapevo che sarebbe comparso così dal buio della sala. Ho guardato mia madre che è sbiancata, tesa ma felice. "
Erano le 22, ha ricordato la ragazza. "Gli invitati stanno dentro, io arrivo dopo, con l'autista. Mi presentano al microfono, nel buio. Ovazione. Poi vedo mamma con gli occhi che le brillano, mi dice 'c'è una sorpresa'. Quindi, con le luci spente, si apre la porta, eccolo, vedo papi, il mio secondo papi."
Quale regalo le ha fatto?
"E' entrato con quel sorriso e un pacchettino in mano, e nel pacchettino c'era un collier." (Alcune fonti riportano invece una collana d'oro con ciondolo, N.d.R.)

La giovane Noemi, che ha già al suo attivo qualche comparsata televisiva ad esempio ne La Notte delle Sirene, aggiunge: "Sogno di fare la show girl. Perchè io so fare tutto. Una Carlucci, una Cuccarini". Per adesso partecipa come ballerina-valletta-showgirl alla trasmissione Stelle emergenti, condotta da Francesca Rettondini tutti i martedì su TeleA. La politica dunque momentaneamente può attendere. "Però sosterrò 'papi' fino alla morte" ha concluso la teenager nella sua intervista rilasciata lunedì al Corriere della Sera. E sul Corriere del Mezzogiorno, alla domanda del giornalista Angelo Agrippa su quando la vedremo in politica, alle Regionali, risponde: "Preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà Papi Silvio" (!).

"Papi" è un nomignolo equivoco. In americano, le ragazze chiamano così gli amanti più vecchi; quelli con i soldi. Ma forse Noemi non lo sa. Dai toni che usa, viene un dubbio: si vanta di essere una "pupilla" di B. oppure il suo è un dramma sociale? Cioè: cerca aiuto per uscire da questa situazione e perciò recita il ruolo dell'ingenua, sperando che qualcuno accorri a salvarla?

No. Sembra che intenda seriamente. Difatti, rivela ancora: "Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che lui desidera da me. Poi, cantiamo assieme. I suoi CD li ho tutti. Come fa quella sua canzone...? 'Mon amour, lalalala'... E poi c’è la colonna sonora di Scugnizzi, che io canto spesso con Papi Silvio al pianoforte o al karaoke".
E racconta anche una delle barzellette del premier, la sua (di lei) preferita: vi sono due ministri del governo Prodi che vanno in Africa, su un’isola deserta, e vengono catturati da una tribù di indigeni. Il capo tribù interpella il primo ostaggio e gli propone: "Vuoi morire o bunga-bunga?". Il ministro sceglie: "bunga-bunga". E viene violentato. Il secondo prigioniero, anche lui messo dinanzi alla scelta, non indugia e risponde: "Voglio morire!" Ma il capo tribù: "Prima bunga-bunga e poi morire". (Corriere del Mezzogiorno.it)

Altamente edificante.

Scende nei particolari Fulvio Bufi sul Corriere: [Noemi] ha sul tavolo i CD di Mariano Apicella con le canzoni che lei canta con papi "quando vado a trovarlo a Roma o a Milano, perché mica può venire sempre lui qui, con tutte le cose che ha da fare". Anche lei ha molto da fare: "Innanzitutto la scuola: studio grafica pubblicitaria", e corre a prendere un libro sul simbolo del PdL, regalo di papi con tanto di dedica: "Alla mia piccola Noemi, alla mia piccola grafica pubblicitaria dal suo papino putativo".

I giornalisti si recano da Anna Letizia, sua madre - una signora bionda, minuta, dall'aspetto molto piacevole (è ex Miss Tirreno)... E anche lei, la genitrice della "figlioccia" del premier, chiama il Berlusca "papi".

"Le foto?" dice Anna Letizia. "Se vuole può pubblicarle lui, papi. Perché di foto ne ha tante."

"Preferisco non rilasciare dettagli su come, dove o quando ho conosciuto il presidente. Non chiedetemelo più, per favore. Su questo consentiteci un po' di privacy. Come persona, come famiglia e come madre. Le mie foto? No, non amo darle. Se vuole, può farle uscire lui, papi".
E' turbata da come i media hanno trasformato "un’amicizia così pulita in un affare squallido. Berlusconi è un uomo che ama il popolo e ama stare a contatto con esso. Una persona onesta, un carissimo amico. Per questo, come donna, madre e amica, preferisco non aggiungere altro per evitare che quella che è una grande amicizia venga ulteriormente infangata."

Ogni volta che Berlusconi è a Napoli, la signora Anna e Noemi vanno a salutarlo all’Hotel Vesuvio. Poi la sorpresa alla festa dei diciott’anni di domenica. E i regali ai compleanni. "Una volta un diamantino, un’altra volta una collanina" racconta Noemi nell’intervista al Corriere
Per tacere degli incontri a Roma nello studio del premier. Incontri privati, incontri in cui Berlusconi si lascia andare e si confida...
Dice la mamma di Noemi: "Papi ne ha tante di foto. Non saremo certo noi a usare il suo nome e la sua generosità. Noi non avremmo mai voluto che uscisse, questa notizia. Anche se, in fondo, si trattava del party della maturità di una ragazzina. Ecco: lo vorrei dire, con infinito rispetto, anche alla intelligente signora Veronica Lario: lei resta nel mio cuore di ammiratrice, ma forse se la prende troppo per un semplice gesto di attenzione".

Anna Letizia, da Portici, il comune della costa vesuviana dove nove anni fa si candidò persino come consigliere comunale di centrosinistra (ma "papi" lo sa?), prova a rintuzzare la rabbia della First Lady: "Anch'io sono madre, anch'io difendo i miei cuccioli, e sono stata sfortunata: ho perso un figlio in un incidente stradale, anni fa. Questo non c'entra, ci mancherebbe. Mi chiedo soltanto: che colpa abbiamo noi se un padre così amato, un uomo famoso nel mondo, non ha avuto il tempo di essere presente alla festa dei diciott'anni dei suoi figlioli? Troverà chissà quanti altri modi per dar loro amore e protezione, no?".

E’ lo stesso Berlusconi a fornire qualche dettaglio su come sia nata tale amicizia. "Se fosse stata una cosa piccante, sarei andato in mezzo alla gente a farmi delle foto? Conosco il padre da una vita, è un vecchio socialista ed era l’autista di Craxi".
Smentisce Bobo Craxi: "Cado dalle nuvole. L’autista di mio padre si chiamava Nicola, era veneto ed è morto da qualche anno. Io questa Noemi e suo padre non li conosco davvero".
Smentiscono anche Giulio Di Donato e gli altri socialisti napoletani: "Craxi non ha mai avuto un autista a Napoli".

Dunque, non era l'autista di Craxi. Fu invece indagato e poi assolto per una storia di compravendite di licenze annonarie (era il febbraio 1993; venne arrestato con l'accusa di peculato e concussione per una tangente da 35 milioni). Ma il papà di Noemi, raggiunto due volte, prima di persona e poi al telefono, non intende "minimamente commentare queste voci".
Riemergono gli spettri di un passato tormentato. Lui, Benedetto Letizia detto Elio, fu travolto dall'inchiesta. All'epoca era in carriera come segretario dell'ex assessore socialdemocratico del Comune di Napoli, Grieco. Poi divenne amico inseparabile dell'allora direttore generale dell'amministrazione, anch'egli coinvolto nell'indagine. Il signor Letizia si professò innocente e i fatti gli diedero ragione. Così fu reintegrato in un posto di commesso, non avendo titolo di studio. Oggi è titolare di alcuni esercizi commerciali nella periferia nord, quartiere di Secondigliano, dominio di clan e spesso teatro di scorribande violente. "Una ricostruzione che viene a turbare il clima da gossip, in fondo piacevole" scrive Repubbica.
"Ora basta pulcinellate" ammonisce il signor Letizia. "Vuoi vedere che questa storia di mia figlia Noemi deve diventare un fastidio vero per tutti noi?".

Ora, io mi chiedo se molti di noi forse non sopravvalutano l'Italia e gli italiani. Pensavamo che il velinume frequentato da sciami di politici fosse limitato a una fascia ristretta, e invece probabilmente c'è in quasi ogni famiglia una ragazza, una "bimbaminkia", pronta a vendersi. Credevamo, ingenui come siamo, che "papi" e i suoi prezzolati amici si fossero dati alla politica per sviluppare interessi di denaro e/o per ottenere l'immunità, e invece la verità è forse ancora più squallida: sono diventati parlamentari perché con la lora faccia di preti da penitenziario non rimorchiavano, mentre così, insigniti di cariche istituzionali, potevano fare ficki-ficki - prima che non gli tirasse più.

Viva l'Italia! Viva la f..a!



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lunedì, 27 aprile 2009

HACKLETTURA 185

Il Bayern ha licenziato Klinsmann

Dopo l'altalenante parentesi alla guida della Nazionale tedesca, Klinsmann perde un'altra "poltrona": stamani infatti è stato sollevato dall'incarico di allenatore del Bayern. L'ex attaccante di tanti club prestigiosi (Stoccarda, Inter, Monaco, lo stesso Bayern, Tottenham...) tornerà domani stesso negli Stati Uniti, dove ufficialmente risiede.

Licenziati anche i due assistenti che lui aveva voluto con sé, entrambi arrivati dagli U.S.A.: Martin Vasquez e Nick Thesiof. 


Il vecchio e glorioso Olympiastadion, dove Klinsmann segnò tanti goal


Jürgen Klinsmann è uno dei tanti allenatori che non sono riusciti ad andare mai veramente d'accordo con la dirigenza della società bavarese, vuoi per indole personale (come Rehagel, come Magath), vuoi per scarsità di successi (Ribbeck nel '92-'93). La triade Beckenbauer-Rummenigge-Hoeness è una presenza granitica che, al pari dei manager delle grandi compagnie, guarda solo ai numeri, e la sconfitta casalinga di sabato con lo Schalke 04, che ha seguito di poche settimane il pesante 1-5 di Wolfsburg,  è costato a "Klinsi" il posto. Non importa se altre aspiranti al titolo di campione abbiano fatto a loro volta degli scivoloni: l'Amburgo infatti è stato fermato dal Borussia Dortmund, il Wolfsburg di Magath e Barzagli ne ha beccati due dalla penultima Energie Cottbus...; per Hoeness e Rummenigge (Beckenbauer detiene solo la presidenza onoraria), lo svevo-americano non è più da Bayern. Klinsmann ha un contratto fino al 2010 e quindi non avrà certo problemi di denaro, tuttavia questo esonero rappresenta un altro brutto colpo alla sua immagine.


Un rapporto problematico: "Klinsi" e - a destra - "Uli" Hoeness (Bayern-Brema 2-5)

Durante la sua carriera di calciatore, "Klinsi" si elevava sulla massa dei suoi colleghi per via dei capelli lunghi e dello stile di vita (ascoltava rock, andava in giro a bordo di un Maggiolino...). Dopo aver intrapreso la strada dell'allenatore, è andato via via perdendo il suo sorriso, e non erano pochi coloro che gli vaticinavano un fallimento, non ritenendolo in grado di tener duro a certi livelli dirigenziali, dove, com'è risaputo, non basta l'entusiasmo per riuscire a nuotare in un mare infestato da squali. Lui ha un po' stupito tutti raggiungendo con la Germania il terzo posto nei Mondiali del 2006, ma i suoi rapporti poco felici con la stampa e con i "boss" della federazione lo hanno portato a rassegnare le dimissioni; del resto quei Mondiali erano ospitati dalla Germania e l'intera nazione sognava di vincerli.

 Il Bayern Monaco lo ha chiamato dieci mesi fa, fedele alla tradizione di affidarsi ai suoi "ex". La partenza è stata disastrosa: due sole vittorie nelle prime sei gare, con i giornalisti a dargli addosso. Poi è arrivata pian piano la ripresa, con il reinserimento nei primi posti della classifica. A Klinsmann ha arrecato tante critiche l'estromissione dalla Champions League ai quarti di finale - sonoro 0-4 inflitto ai bavaresi dai fuoriclasse del Barcellona. L'allenatore se ne va con un sorriso amaro, pagando in realtà le scelte di mercato sbagliate da parte del club (ma questo Rummenigge e Hoeness non lo ammetteranno mai).

A Klinsmann subentra Jupp Heynckes, che ha già guidato il Bayern per quattro anni (1987-1991) vincendo due titoli di Bundesliga.


Il nuovo stadio di Monaco di Baviera

 

 



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martedì, 21 aprile 2009

HACKLETTURA 183

J.G. Ballard (1930-2009)

 

Aveva 78 anni James Graham Ballard quando il cancro (di cui soffriva da tanto tempo) l’ha ucciso. E' accaduto ieri, 19 aprile 2009, a Londra, e immediatamente le agenzie di tutto il mondo hanno battuto la notizia.

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Ballard era uno degli scrittori di fantascienza maggiormente scettici nei confronti del progresso e dei tanto decantati benefici della scienza e della tecnica. Nato a Shangai, fu fatto prigioniero dai giapponesi nel 1941, ancora bambino: un’esperienza traumatizzante che lui, oltre quarant’anni più tardi, avrebbe raccontato in Empire of the Sun (“L'Impero del Sole”), da Steven Spielberg magistralmente trasposto per il grande schermo. Questo primo spezzone di autobiografia, insieme a un paio di altri romanzi nei quali risalta la sua capacità di analizzare la vita contemporanea con forte realismo visionario, lo ha proiettato nel Parnaso degli scrittori britannici più apprezzati in assoluto. 

Ballard, che solo a cominciare dal 1946 visse in Inghilterra (dove sfollò con la madre e le sorelle), avrebbe voluto diventare medico. Non riuscì però a concludere gli studi e, dopo aver provato vari espedienti per guadagnarsi da vivere, entrò nella Royal Air Force. Mentre era di stazza in Canada, si appassionò per la science fiction.

Congedatosi e tornato in patria, iniziò la carriera di scrittore nel 1961, con il romanzo di fantascienza The Wind from Nowhere (“Vento dal nulla”). 

Da qui in poi, avrebbe pubblicato le sue opere con cadenza regolare. Una delle più celebri rimane The Atrocity Exhibition (“La mostra delle atrocità”; 1970). Si tratta di una silloge di quindici racconti aventi in comune un unico protagonista e le sue svariate ossessioni, comprendenti quelle sul suicidio di Marilyn Monroe e sull'omicidio del presidente Kennedy. In uno dei racconti, il tema è l’abnorme fissazione per gli incidenti stradali, che Ballard tornerà a trattare, approfondendolo, in Crash (1973), romanzo alquanto controverso da cui David Cronenberg trasse una pellicola poco fortunata.

La precoce scomparsa di sua moglie Helen Matthews, nel 1964 (dopo appena dieci anni di matrimonio), lasciò nello scrittore ferite indelebili. Lui cercò di superare quest’altro trauma con il romanzo The Kindness of Women (“La gentilezza delle donne”), praticamente la seconda parte della sua autobiografia, piena di immagini surreali e simboli di sofferenza, dolore, pazzia e morte.

Le sue visioni erano così infernali, per quanto avessero uno stretto rapporto con la realtà, che la critica inglese coniò un nuovo aggettivo: "ballardian". Il Collins English Dictionary dà di "ballardian" la seguente definizione: "Modernità distopica, desolati paesaggi costruiti dall'uomo, effetti psicologici derivanti dallo sviluppo tecnologico, sociologico o ambientale". Non c'è nulla di surreale in Ballard: tutt'altro. Lui pone la realtà sotto il microscopio fino a sviscerarne gli aspetti più crudeli. Il suo è realismo alla massima potenza, dunque; iperrealismo. La presunta normalità - ci suggeriscono i suoi libri - è solo un'illusione percettiva.

Gruppi rock come i Radiohead e Joy Division ammirano le opere di Ballard, e il produttore musicale Trevor Horns ha ammesso che era stato il suo racconto "The Sound-Sweep" a servire da ispirazione per "Video Killed the Radio Star", prima canzone in assoluto a essere trasmessa da MTV.

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“Deserto d'acqua”, “Terra bruciata” e “Foresta di cristallo” sono alcuni dei titoli di Ballard più noti agli amanti della fantascienza. Romanzi crudi, quasi tutti ambientati sulla Terra e in cui spesso avvengono catastrofi immani. “L'isola di cemento” e “Condominium” trattano in maniera allucinata - e allucinante - il tema della violenza che pare sempre scatenarsi da inezie, da qualche banale incidente. Con il tempo, quella di Ballard diventa sempre più una fantascienza sui generis: l’autore infatti finisce per approdare definitivamente a una letteratura "delle ossessioni" che alcuni critici hanno voluto paragonare ai prodotti di Williams Burroughs. Ma forse è più lecito il paragone con Philip K. Dick, anche se quest'ultimo, nella sua "geniale follia", era più un filosofo, mentre Ballard era più un letterato.

Nel 2003 lo scrittore inglese condannò con toni ironicamente amari l'invasione militare dell'Irak, prevedendo che gli occidentali non vi avrebbero trovato nessuna arma di distruzione. E, sempre nello stesso anno, dichiarò, in un'intervista rilasciata alla testata australiana The Age: "Dobbiamo romperla con il mito secondo cui è possibile 'illuminare' ed educare l'umanità. In questo modo ci si culla nell'illusione che tutti noi siamo esseri razionali e perfettibili, mentre invece non è così".

Il suo ultimo romanzo Kingdom come (“Regno a venire”, in Italia pubblicato da Feltrinelli), parla dell'inumano cinismo di un capitalismo spinto agli eccessi.

“Si guardi attorno, signor Pearson. Abbiamo a che fare con un nuovo esempio di uomo e di donna: occhi stretti, passivi, stringono in mano le loro carte di credito dei grandi magazzini... Vogliono essere presi in giro, vogliono essere convinti a comprare delle emerite schifezze. La loro istruzione si basa sugli spot televisivi. Sanno che le uniche cose che valgono sono quelle che possono mettere nella busta della spesa. Questa è una zona infestata, signor Pearson, e la peste si chiama consumismo.” (Cap. 4, pag. 37)

ballard

La terza e ultima parte  della sua autobiografia, Miracles of Life, è uscita l'anno scorso. Ballard era da tempo consapevole che i suoi giorni erano ormai segnati.

 

           Pubblicato su The Uchronicles


 


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sabato, 18 aprile 2009

HACKLETTURA 181

PirateBay.org

In Internet scaricano tutti: studenti, lavoratori, casalinghe, i figli per i genitori, non poche volte persino i genitori per i figli, i ministri... Impossibile negarlo. Addirittura i preti che non vogliono o non hanno tempo di scivere un sermone se lo scaricano dalla Rete (il caso è già stato discusso in Vaticano). La dura condanna del tribunale di Stoccolma ai quattro creatori di The Pirate Bay (un anno di prigione e il pagamento di circa 2,7 milioni di euro) non cambia nulla: il sito continua a funzionare, e anche una sua eventuale cancellazione porterebbe ben poco ai censori: di "baie" telematiche, infatti, ce ne sono tantissime, e ogni giorno ne nasce una nuova.
Il governo di Berlusconi, il primo al mondo a oscurare il server, non ha fatto i conti con l'abilità dei cibernauti, che in pochi minuti possono facilmente aggirare il blocco degli ISP (
vedi qui).

  

Don't worry - we're from the internets. It's going to be alright. :-)

"Le masse" ha assicurato Peter Sunde, che è un membro di Piratbyrån, "capiscono che l'informazione deve essere libera". Al processo, Sunde ha mostrato alla giuria i dati di una ricerca secondo cui l'80% dei contenuti scambiati sul tracker è perfettamente legale; ma i colossi dell'indistria d'entertainment non hanno voluto sentire ragioni: loro pretendevano il carcere per i quattro imputati e una richiesta di risarcimento pari nientedimeno a 117 milioni di corone svedesi, ovvero 10,6 milioni di euro. Dicono i ragazzi di PirateBay.org: "La sentenza non ha conseguenze formali ed è priva di valore giuridico".

Più che legale, il problema è economico. Un CD o un DVD nuovo hanno un prezzo troppo alto. E' facile diventare ricchi vendendo a peso d'oro una cosa che viene replicata a un costo irrisorio. In Italia il problema è particolarmente grave in quanto un CD che negli USA costa 10$ da noi viene posto in commercio per almeno tre volte tanto.

Il galeone dei corsari continerà sempre a solcare i mari

Il giudice svedese è stato fazioso e ha palesemente voluto punire il ruolo "filosofico" di PirateBay, che con grande impudenza si permette di ridere in faccia ai colossi della disco/cinematografia. Se la sentenza passasse, Internet cadrebbe defnitivamente nelle mani dei profittatori, degli squali della pubblicità, dei manipolatori dell'informazione, smettendo di essere il "luogo" in cui ci si scambiava in maniera totalmente libera idee e opinioni (cosa che accadeva soprattutto dal suo nascere a verso la fine degli Anni Novanta; i pionieri telematici se lo ricorderanno e mi daranno ragione).


Dalle News Apcom di venerdì 17 aprile 2009:

Internet. Autore libro su Pirate Bay: diventerà caso politico

Dopo sentenza, secondo giornalista Luca Neri, non cambia nulla

Roma, 17 apr. (Apcom) - "Dal punto di vista pratico non cambia nulla. Il sito continua e continuerà a funzionare. Ciò che è interessante è che lo scontro passerà a livello politico". E' quanto prevede lo scrittore e giornalista Luca Neri, autore de "La baia dei pirati - Assalto al copyright" (edizioni Cooper), il primo libro uscito in Italia che racconta la storia e i retroscena del caso di PirateBay.org, nel giorno in cui il tribunale di Stoccolma ha condannato a un anno di prigione e al pagamento di circa 2,7 milioni di euro i quattro creatori del popolare sito di file sharing, ritenendoli colpevoli di complicità nella violazione delle leggi sul diritto d'autore.

[...] "Si tratta di una sentenza di primo grado, dobbiamo aspettare quella definitiva - ha detto Neri al telefono con Apcom da New York, aggiungendo - e in ogni caso i gestori del sito hanno già annunciato a fine 2006 di aver distribuito il sistema in giro per il mondo, moltiplicando i server sui quali si appoggia".

PirateBay.org ha innescato il più importante processo nella battaglia dell'industria culturale contro la pirateria. I quattro corsari - i tre gestori Frederik Neij, Gottfrid Svartholm Warg e Peter Sunde, e il principale finanziatore Carl Lundstrom - dovranno versare 30 milioni di corone per i danni causati all'industria musicale, del cinema e degli audiovisivi che chiedeva 117 milioni di corone per i mancati introiti causati dal download illegale: "Questa sentenza si differenzia dai casi precedenti, come Kazaa o Napster, perchè non siamo di fronte a imprese commerciali che perseguono fini di lucro, ma a veri e propri paladini di internet libero, ragazzi portavoce di un movimento che crede di essere nel giusto". Per loro - ha spiegato il freelance che vive da più di vent'anni negli Stati Uniti - la tecnologia offre la possibilità di far circolare il sapere e la cultura, un'opportunità non va persa.

Ma cosa si deve leggere tra le righe della sentenza di oggi, seppur di primo grado? "Il messaggio è che la legge non è pronta ad accettare questa rivoluzione tecnologica - ha affermato Neri, per il quale la pubblicità delle multinazionali dell'audiovisivo contro la pirateria è pura propaganda, preannunciando - ora lo scontro si sposterà a livello politico". A inizio 2006 è nato "Piratpartiet", il partito pirata, che ha intenzione di presentarsi alle Europee. "E' una formazione piccola, ma gli iscritti hanno già superato quelli del partito verde, un'istituzione in Svezia", ha detto Neri, ricordando che il successo di internet è legato al concetto di "piattaforma libera", e le leggi di regolamentazione di cui si discute in Europa vanno contro la stessa natura del mezzo. "Negli Stati Uniti non se ne parla proprio - conclude il giornalista - sarà perchè il primo emendamento della Costituzione sulla libertà d'espressione è intoccabile". Nel suo libro c'è anche un riferimento a Roberto Maroni, musicista mancato, che in un'intervista a Vanity Fair due anni fa rivendicava la "libera scaricabilità della musica".

 



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venerdì, 17 aprile 2009

HACKLETTURA 179

TheJackall presenta: "Io sono molto leggenda"

"Mi chiamo Ruzzo Simone, sono l'ultimo uomo sopravvissuto all'emergenza rifiuti."

MENZIONE SPECIALE della GIURIA al NAPOLI FILM FESTIVAL 2008 

Selezionato come finalista al PREMIO MASSIMO TROISI 2008 

 



                bloggato da:  Cumuli

 

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martedì, 07 aprile 2009

HACKLETTURA 174

 Giuliani e quella previsione del 2002

 

 
 

Un conto è azzeccarci una volta,ma sembra che per Giampaolo Gioacchino Giuliani,questa non sia stata la prima volta!

Allora io mi chiedo,se mi è lecito,chi dobbiamo ascoltare?
Perchè questa gente,pur di parasi il popò,continua a ripeterci che è impossibile prevedere i terremoti?
Perchè ora è in atto una campagna denigratoria verso quest'uomo ("
non è neanche laureato"è la frase del momento)?
Sembra proprio che Gioacchino, in questo paese non si un nome fortunato,ne menchemeno gradito...
Riporto una sua frase di oggi,che condivido:

''Tutto questo non e' accettato dalla scienza perche' nessuno ha mai creduto a quello che stavamo facendo, ma noi siamo andati avanti da soli .A chi non mi ha creduto dico solo che il dizionario di uno scienziato non dovrebbe contenere la parola impossibile. Questo la storia ce lo ha insegnato. Cio' che in passato non era possibile, con l'evoluzione puo' diventare possibile''

Questo articolo è del 2005,ma i fatti risalgono al 2002,per il terremoto di San Giuliano di Puglia!
Buona Lettura!



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Accordo tra la Caen di Viareggio e l'americana Iit per sperimentare una tecnologia predittiva basata sul rilevamento del gas radon

Se il sensore prevede il terremoto
In arrivo fondi del Dipartimento Usa degli Interni - In pista anche la Fondazione Nixon e la Duke University - L'obiettivo è creare una rete di allerta come per gli uragani

Elisabetta Durante - Il Sole 24 Ore ,12 giugno 2005

Tutta la storia nasce quattro anni fa presso i Laboratori del Gran Sasso dell'Infn, da gente esperta di avanzate tecniche di rivelazione sviluppate per esperimenti di fisica delle particelle. Nascono così le prime intuizioni dei due tecnici elettronici Gioacchino e Roberto Giuliani, del fisico Viktor Aleeksenko, direttore negli anni '70 del laboratorio russo underground di Baksan, e di Nicola Zaccheo, altro fisico allora in forza alla Caltech University di Pasadena: i quattro decidono, per pura curiosità scientifica, di mettere a punto il primo apparato di misura delle emissioni di radon.

Un giorno dell'ottobre 2002, poco prima del drammatico terremoto di San Giuliano di Puglia, Gioacchino Giuliani osserva segnali intensi e anomali: convinto che si tratti di un evento eccezionale, avverte i colleghi. che invece pensano a un guasto e consigliano di spegnere la macchina. Ma Giuliani non spegne, e anzi registra picchi sempre più rapidi e violenti. Quando infine arriva il terremoto, i quattro si guardano negli occhi, spaventati e confusi sul da farsi: questa esperienza convince la società Caen — leader nella produzione di dispositivi elettronici per i maggiori esperimenti di fisica del mondo - a investire uomini e mezzi nell'impresa, che sembra aprire nuove prospettive nella difficile sfìda dalla previsione dei terremoti.

Ora, a quattro anni da quelle prime esperienze e con i buoni auspici dell'Ambasciata Usa a Roma, ecco che nasce una strategic alliance italo-americana, il cui obiettivo è la definitiva verifica dei risultati raggiunti fino ad oggi, considerati già di estremo interesse.

In prima linea è la "Caen", che ha sviluppato i prototipi nel suo quartier generale di Viareggio, ma conta sedi operative negli States, e l'americana "Information and Infrastructure Technologies" (Iit), un'azienda specializzata nella fornitura al governo di Washington di sistemi per la sicurezza: al progetto, che a breve dovrebbe ottenere un finanziamento da parte del Dipartimento americano degli Interni, partecipano anche la Duke University e la Nixon Foundation.

Stessa finalità ha un parallelo progetto italiano che raccoglie, intorno alla Caen, l'Istituto di Studi e Ricerche per la protezione e la difesa civile e le Università di Calabria, Messina, Palermo e Basilicata, accompagnate dal Politecnico di Bari per gli aspetti di fisica nucleare: sarebbero pronti a partire, ma il fronte italiano soffre di una cronica mancanza di fondi.

La partnership italo-americana ha già individuato il sito che ospiterà i test: è il «Coso Geothermal Field», nel Sud California, dove già si svolgono ricerche sui terremoti (ne avvengono in media venti al giorno) e dove sorge uno dei maggiori impianti del mondo di produzione di energia geotermica; oltreoceano hanno anche scelto il responsabile delle ricerche, il professor Peter Malin della Duke University. Gli americani sono stati i primi a credere nel progetto, a cominciare da Edward Nixon, noto geologo che nel '69 — durante il mandato presidenziale del fratello Richard - spinse per la creazione in Usa della "Environment protection agency" (EPA). Informato un anno fa dei primi risultati, Nixon — che ha insegnato alla Duke University e oggi guida la Nixon Foundation e altre importanti società — venne in Italia, e ciò che vide presso la divisione "Nuclear Physics" della Caen lo convinse ad appoggiare l'iniziativa e tirar dentro altri partner.

In oltre due anni, i prototipi messi a punto dalla società viareggina hanno registrato molte volte, nelle ore precedenti un sisma, segnali legati a particolari emissioni di radon, come spiega il Presidente Marcello Givoletti: "I nostri sensori hanno lavorato in modo indipendente, ma misurato i medesimi segnali: e questi spike-likes (picchi istantanei tipici del radon, ndr) sono sempre stati osservati nell'imminenza di scosse puntualmente registrate dall'Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ndr) nella stessa area. Riteniamo che non si tratti di pure combinazioni, per la semplice ragione che nei momenti di calma sismica le macchine non hanno letto segnali di sorta. Ecco perché pensiamo che il sisterila mostri un livello di efficienza interessante, e meriti una verifica definitiva da parte di esperti internazionali».

Anche Nixon conferma che sui rivelatori italiani val la pena di investire: "Lo sviluppo di queste nuove tecniche - ha detto al Sole 24-Ore - può offrire un potente contributo alla soluzione del problema. E un lavoro condotto su più fronti (californiano e italiano, ndr) è il più corretto".

Ma cosa produrrà, in concreto, l'operazione? John Lindquist, Presidente della Iit-Ewa: "Intendiamo sviluppare per i terremoti un sistema di allerta altrettanto affidabile di quello che esiste per gli uragani, considerando i tre elementi chiave che sono data, luogo e intensità dell'evento. Poi si tratterà di realizzare una rete di sensori e centri specializzati su grande scala". "Local indicators" per un "global warning" è anche il pensiero di Nixon, che vede un futuro affidato alla sorveglianza di rivelatori basati su tecniche diverse — a cominciare dai radon detectors - e capaci di monitorare l'intera Terra: una visione che va d'accordo con quella del Presidente dell'Ingv Enzo Boschi, convinto che, per scoprire i molti segreti dei terremoti, occorra uno studio globale del sistema, dato che il nostro, in fondo, è solo un piccolo pianeta.

 


 


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venerdì, 27 marzo 2009

HACKLETTURA 169

Roberto Saviano a Che tempo che fa

Quello che avviene nel mondo non è un mistero: bisogna solo parlarne e raccontarlo a più gente possibile. Il cosiddetto mistero è soltanto il muro che abbiamo innalzato dentro la nostra testa; è la cementificazione dell'anima.
Mentre a Casal di Principe l'ignoranza e la codardia si mettono al servizio della camorra, della mafia, con diffamazioni (proprio da parte dei danneggiati di tale sistema pseudoocculto) contro uno dei pochi di loro che ha avuto il coraggio di lanciare il je accuse!, nel resto d'Italia si tende a osservare questi fatti dal lato sbagliato del cannocchiale, come se non ci riguardassero. Ah sì, era bello una volta il Mezzogiorno, con le sue spiagge e gli angoli rurali, mentre oggi è sfregiato dagli affari loschi - e luridi - delle luride - e losche - cosche. Ma che importa? Le prossime vacanze andremo a trascorrerle in Marocco o alle Azzorre.
Un momento! Erano belli anche il Centro e il Nord Italia, e se nessuno ferma la mafia, tutte le mafie, ci toglieranno pure quella poca aria che ancora ci rimane da respirare.

Nessuno di noi può dire di non sapere e, grazie all'esempio di Saviano, forse qualcuno si staccherà dal gregge per far sentire la propria voce. Potrebbe trattarsi di un uomo di chiesa... un altro don Giuseppe Puglisi, un altro don Peppino Diana... oppure un sindacalista (come Federico Del Prete, ucciso a Casal di Principe nel 2002); potrebbe essere un gruppo di studenti, un giornalista, un libero spirito qualunque... se ancora ce n'è.

Non è che le "voci ribelli" manchino del tutto: Saviano, Benigni (sì, ci metto anche il comico toscano), Grillo, Travaglio, Di Pietro ma anche altri, sempre più numerosi, intellettuali che denunciano dati di fatto sui quali la stampa ufficiale tace o preferisce affrontare con toni troppo cauti: ascoltate su YouTube alcuni di loro qui, qui e qui.

Che tempo che fa, la trasmissione di Rai3 diretta da Fabio Fazio, ha fatto registrare, grazie a Saviano, un record di ascolti. Più telespettatori che un reality!  Segno che la letteratura d'impegno riesce a polarizzare l'attenzione delle masse e non è riservata a una piccola schiera di persone colte o comunque "politicamente interessate".

Il giovane scrittore partenopeo è stato molto bravo a illustrare le connivenze tra camorra e politica, ha messo l'accento sull'illusorietà delle ambizioni - monetarie e di potere - dei boss e ha reagito con aplomb pressoché anglosassone alle infamie sul suo conto. Ha dato per davvero una lezione civile e umana. Un senso di tristezza lo ha pervaso quando ha dovuto parlare della sua condizione di esiliato involontario: "A volte odio questo libro..."

 Paul Auster e David Grossmann, i due ospiti dello special, hanno confermato la bontà letteraria del romanzo-verità di Saviano.

4.561.000 i telespettatori: oltre il 19% di share. Molte le voci positive sulla trasmissione, tra le quali quella di Carlo Lucarelli: "Saviano ha dato una splendida lezione del potere della parola e dimostrato quanto interesse ci sia per certi argomenti. Io sono rimasto molto colpito". Il sindaco di Castel Volturno, Francesco Nuzzo, difende Saviano dall'accusa di essere un "professionista dell'antimafia", attribuendogli il merito di aver "scoperchiato un verminaio criminale". Per il deputato Pd Franco Laratta, componente della Commissione parlamentare antimafia, "è stata una sferzata durissima contro il silenzio e la colpevole indifferenza di buona parte della politica, delle istituzioni, del mondo dell'informazione e della società civile".

Noi che ce ne stiamo seduti in salotto non vediamo quello che non ci fanno vedere, ma dovremmo ugualmente sapere. Ho letto poco fa sul sito di Adnkronos:

Napoli, 25 marzo - "Non c'e' nessuna frenata". Lo garantisce il premier Silvio Berlusconi a proposito del Piano Casa parlando con i cronisti a Napoli prima di una cena con degli imprenditori in un hotel del capoluogo partenopeo.

Nella trasmissione di Fazio, Roberto Saviano ha illustrato le colpe della politica collusa e dell'imprenditoria. Spero che i giornalisti onesti raccolgano la sua "soffiata" e inizino a commentare notizie come quella di cui sopra alla luce della verità spiattellataci dall'autore di Gomorra, verità che, in fondo, è sotto gli occhi di tutti.
A Che tempo che fa Saviano ha avuto il suo spazio, ma secondo me avrebbero dovuto concedergliene di più anziché interromperlo con spot pubblicitari.

Saviano è un eroe italiano. Ci ha fatto capire che, chi pensa che non ci sia alcuna possibilità che le cose possano mai cambiare, non fa che seppellire ancora più profondamente i morti passati, presenti e purtroppo anche futuri - le tantissime vittime della mafia, della camorra.

GOMORRA

“Non c’è alcuna soluzione di continuità tra coloro che sono tecnicamente criminali e coloro che non lo sono: il modello di insolenza, disumanità, spietatezza è identico.”

Il mare di Napoli: schiume dalle cisterne delle petroliere, scarti di fabbrica, rifiuti tossici o addirittura radioattivi si diffondono fino alle coste e oltre, dove, insieme a un'infinità di "depositi" e schifezze varie, troviamo case abusive e morti ammazzati abbandonati per le strade.
Scopo di tale sfacelo: il profitto, realizzato grazie a una rete di traffici che si estende dalla Cina all'Inghilterra e il cui centro di snodo è il porto partenopeo, sul quale si affacciano le principesche ville dei capi della camorra (una di esse è stata costruita addirittura sul modello della reggia dell'imperatore romano Tiberio a Capri, mentre un'altra, prima di essere data alle fiamme dallo stesso boss che la occupava, il quale non voleva che andasse a finire intatta nelle mani dello Stato, era una copia esatta dell'abitazione di Tony Montana, personaggio principale del film Scarface).
Saviano fa nomi e cognomi e cita ripetutamente gli atti processuali. Scopriamo come i traffici illegali finiscano per confluire in progetti legali, in opere finanziate da una criminalità feroce che permette alle aziende disoneste di lanciarsi sul mercato senza essere vincolate da qualsivoglia regola e, conseguentemente, soffocando le aziende rispettose delle leggi.
(A Che tempo che fa Saviano l'ha detto: quando si parla di "morti bianche", ovvero dei caduti sul lavoro, occorre riflettere bene. Spesso viene usata la formula "era il suo primo giorno di lavoro". In realtà, il ragazzo o l'uomo in questione non era mai stato provvisto di documenti, non gli erano mai stati pagati i contributi.)
Rimaniamo sconcertati nel renderci conto di come la concezione mafiosa così come tutti l'abbiamo sempre interpretata, di stampo proteo-siciliano, abbia trovato una dimensione ben più preoccupante nei sistemi e nei metodi imprenditorial-camorristici.
In questo contesto di bande armate che si muovono liberamente per i paesi, strutture e opportunità statali sfruttate spudoratamente, collusioni tra politica e criminalità organizzata, viene narrata la vicenda di Pasquale, un sarto abile ed esperto, uno stilista che in qualsiasi altro Paese avrebbe raggiunto il successo grazie al suo lavoro, ma che in Italia non riesce a ottenere il benché minimo riconoscimento. Un giorno vede in televisione una celebre attrice che indossa un vestito confezionato da lui - a sua insaputa e senza che nessuno lo ringrazi per questo. Deluso e amareggiato, decide di abbandonare l'attività per diventare camionista.


                bloggato da:  Cioppo bbello!

 

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martedì, 24 marzo 2009

HACKLETTURA 168

Galles, i misteri di Bridgend: o rugby o morte

A Bridgend, nel Galles, chi non è un rugbista finisce per morire. I più grandi campioni della palla ovale vengono da qui, dove il rugby è una religione. Forse si spiega così la lunga catena di suicidi. In un anno e mezzo, ventiquattro giovani tra i 15 e i 27 anni si sono impiccati: se non si gioca, non c'è altro da fare a Bridgend, e loro si deprimono.



La popolazione - con i dintorni - conta 39.000 abitanti. Un territorio di piccoli borghi di ex minatori, casette isolate, rovine medievali. Un mondo che in inverno, quando non c'è il sole (e spesso non c'è nemmeno in estate), ha un aspetto talmente triste da far venire la mania di autoannientamento.

 Per spiegare l'inquietante fenomeno, gli inquirenti hanno prima pensato a un tragico passaparola via Internet, ma non sono state trovate le prove. Ora invece qualcuno ha parlato: se non si gioca a rugby, in questo piccolo borgo sulle rive del fiume Ogmore (dove venne girato gran parte del film Lawrence d'Arabia con Peter O'Toole) la vita non ha senso. 

 I due Azzuri Griffen e McLean



                bloggato da:  Caduta Orizzontale

postato da: bloggherone alle ore marzo 24, 2009 04:37 | link | commenti
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