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Il Bayern ha licenziato Klinsmann
Dopo l'altalenante parentesi alla guida della Nazionale tedesca, Klinsmann perde un'altra "poltrona": stamani infatti è stato sollevato dall'incarico di allenatore del Bayern. L'ex attaccante di tanti club prestigiosi (Stoccarda, Inter, Monaco, lo stesso Bayern, Tottenham...) tornerà domani stesso negli Stati Uniti, dove ufficialmente risiede.
Licenziati anche i due assistenti che lui aveva voluto con sé, entrambi arrivati dagli U.S.A.: Martin Vasquez e Nick Thesiof.

Il vecchio e glorioso Olympiastadion, dove Klinsmann segnò tanti goal
Jürgen Klinsmann è uno dei tanti allenatori che non sono riusciti ad andare mai veramente d'accordo con la dirigenza della società bavarese, vuoi per indole personale (come Rehagel, come Magath), vuoi per scarsità di successi (Ribbeck nel '92-'93). La triade Beckenbauer-Rummenigge-Hoeness è una presenza granitica che, al pari dei manager delle grandi compagnie, guarda solo ai numeri, e la sconfitta casalinga di sabato con lo Schalke 04, che ha seguito di poche settimane il pesante 1-5 di Wolfsburg, è costato a "Klinsi" il posto. Non importa se altre aspiranti al titolo di campione abbiano fatto a loro volta degli scivoloni: l'Amburgo infatti è stato fermato dal Borussia Dortmund, il Wolfsburg di Magath e Barzagli ne ha beccati due dalla penultima Energie Cottbus...; per Hoeness e Rummenigge (Beckenbauer detiene solo la presidenza onoraria), lo svevo-americano non è più da Bayern. Klinsmann ha un contratto fino al 2010 e quindi non avrà certo problemi di denaro, tuttavia questo esonero rappresenta un altro brutto colpo alla sua immagine.

Un rapporto problematico: "Klinsi" e - a destra - "Uli" Hoeness (Bayern-Brema 2-5)
Durante la sua carriera di calciatore, "Klinsi" si elevava sulla massa dei suoi colleghi per via dei capelli lunghi e dello stile di vita (ascoltava rock, andava in giro a bordo di un Maggiolino...). Dopo aver intrapreso la strada dell'allenatore, è andato via via perdendo il suo sorriso, e non erano pochi coloro che gli vaticinavano un fallimento, non ritenendolo in grado di tener duro a certi livelli dirigenziali, dove, com'è risaputo, non basta l'entusiasmo per riuscire a nuotare in un mare infestato da squali. Lui ha un po' stupito tutti raggiungendo con la Germania il terzo posto nei Mondiali del 2006, ma i suoi rapporti poco felici con la stampa e con i "boss" della federazione lo hanno portato a rassegnare le dimissioni; del resto quei Mondiali erano ospitati dalla Germania e l'intera nazione sognava di vincerli.
Il Bayern Monaco lo ha chiamato dieci mesi fa, fedele alla tradizione di affidarsi ai suoi "ex". La partenza è stata disastrosa: due sole vittorie nelle prime sei gare, con i giornalisti a dargli addosso. Poi è arrivata pian piano la ripresa, con il reinserimento nei primi posti della classifica. A Klinsmann ha arrecato tante critiche l'estromissione dalla Champions League ai quarti di finale - sonoro 0-4 inflitto ai bavaresi dai fuoriclasse del Barcellona. L'allenatore se ne va con un sorriso amaro, pagando in realtà le scelte di mercato sbagliate da parte del club (ma questo Rummenigge e Hoeness non lo ammetteranno mai).
A Klinsmann subentra Jupp Heynckes, che ha già guidato il Bayern per quattro anni (1987-1991) vincendo due titoli di Bundesliga.

Il nuovo stadio di Monaco di Baviera
J.G. Ballard (1930-2009)
Aveva 78 anni James Graham Ballard quando il cancro (di cui soffriva da tanto tempo) l’ha ucciso. E' accaduto ieri, 19 aprile 2009, a Londra, e immediatamente le agenzie di tutto il mondo hanno battuto la notizia.

Ballard era uno degli scrittori di fantascienza maggiormente scettici nei confronti del progresso e dei tanto decantati benefici della scienza e della tecnica. Nato a Shangai, fu fatto prigioniero dai giapponesi nel 1941, ancora bambino: un’esperienza traumatizzante che lui, oltre quarant’anni più tardi, avrebbe raccontato in Empire of the Sun (“L'Impero del Sole”), da Steven Spielberg magistralmente trasposto per il grande schermo. Questo primo spezzone di autobiografia, insieme a un paio di altri romanzi nei quali risalta la sua capacità di analizzare la vita contemporanea con forte realismo visionario, lo ha proiettato nel Parnaso degli scrittori britannici più apprezzati in assoluto.
Ballard, che solo a cominciare dal 1946 visse in Inghilterra (dove sfollò con la madre e le sorelle), avrebbe voluto diventare medico. Non riuscì però a concludere gli studi e, dopo aver provato vari espedienti per guadagnarsi da vivere, entrò nella Royal Air Force. Mentre era di stazza in Canada, si appassionò per la science fiction.
Congedatosi e tornato in patria, iniziò la carriera di scrittore nel 1961, con il romanzo di fantascienza The Wind from Nowhere (“Vento dal nulla”).
Da qui in poi, avrebbe pubblicato le sue opere con cadenza regolare. Una delle più celebri rimane The Atrocity Exhibition (“La mostra delle atrocità”; 1970). Si tratta di una silloge di quindici racconti aventi in comune un unico protagonista e le sue svariate ossessioni, comprendenti quelle sul suicidio di Marilyn Monroe e sull'omicidio del presidente Kennedy. In uno dei racconti, il tema è l’abnorme fissazione per gli incidenti stradali, che Ballard tornerà a trattare, approfondendolo, in Crash (1973), romanzo alquanto controverso da cui David Cronenberg trasse una pellicola poco fortunata.
La precoce scomparsa di sua moglie Helen Matthews, nel 1964 (dopo appena dieci anni di matrimonio), lasciò nello scrittore ferite indelebili. Lui cercò di superare quest’altro trauma con il romanzo The Kindness of Women (“La gentilezza delle donne”), praticamente la seconda parte della sua autobiografia, piena di immagini surreali e simboli di sofferenza, dolore, pazzia e morte.
Le sue visioni erano così infernali, per quanto avessero uno stretto rapporto con la realtà, che la critica inglese coniò un nuovo aggettivo: "ballardian". Il Collins English Dictionary dà di "ballardian" la seguente definizione: "Modernità distopica, desolati paesaggi costruiti dall'uomo, effetti psicologici derivanti dallo sviluppo tecnologico, sociologico o ambientale". Non c'è nulla di surreale in Ballard: tutt'altro. Lui pone la realtà sotto il microscopio fino a sviscerarne gli aspetti più crudeli. Il suo è realismo alla massima potenza, dunque; iperrealismo. La presunta normalità - ci suggeriscono i suoi libri - è solo un'illusione percettiva.
Gruppi rock come i Radiohead e Joy Division ammirano le opere di Ballard, e il produttore musicale Trevor Horns ha ammesso che era stato il suo racconto "The Sound-Sweep" a servire da ispirazione per "Video Killed the Radio Star", prima canzone in assoluto a essere trasmessa da MTV.

“Deserto d'acqua”, “Terra bruciata” e “Foresta di cristallo” sono alcuni dei titoli di Ballard più noti agli amanti della fantascienza. Romanzi crudi, quasi tutti ambientati sulla Terra e in cui spesso avvengono catastrofi immani. “L'isola di cemento” e “Condominium” trattano in maniera allucinata - e allucinante - il tema della violenza che pare sempre scatenarsi da inezie, da qualche banale incidente. Con il tempo, quella di Ballard diventa sempre più una fantascienza sui generis: l’autore infatti finisce per approdare definitivamente a una letteratura "delle ossessioni" che alcuni critici hanno voluto paragonare ai prodotti di Williams Burroughs. Ma forse è più lecito il paragone con Philip K. Dick, anche se quest'ultimo, nella sua "geniale follia", era più un filosofo, mentre Ballard era più un letterato.
Nel 2003 lo scrittore inglese condannò con toni ironicamente amari l'invasione militare dell'Irak, prevedendo che gli occidentali non vi avrebbero trovato nessuna arma di distruzione. E, sempre nello stesso anno, dichiarò, in un'intervista rilasciata alla testata australiana The Age: "Dobbiamo romperla con il mito secondo cui è possibile 'illuminare' ed educare l'umanità. In questo modo ci si culla nell'illusione che tutti noi siamo esseri razionali e perfettibili, mentre invece non è così".
Il suo ultimo romanzo Kingdom come (“Regno a venire”, in Italia pubblicato da Feltrinelli), parla dell'inumano cinismo di un capitalismo spinto agli eccessi.
“Si guardi attorno, signor Pearson. Abbiamo a che fare con un nuovo esempio di uomo e di donna: occhi stretti, passivi, stringono in mano le loro carte di credito dei grandi magazzini... Vogliono essere presi in giro, vogliono essere convinti a comprare delle emerite schifezze. La loro istruzione si basa sugli spot televisivi. Sanno che le uniche cose che valgono sono quelle che possono mettere nella busta della spesa. Questa è una zona infestata, signor Pearson, e la peste si chiama consumismo.” (Cap. 4, pag. 37)

La terza e ultima parte della sua autobiografia, Miracles of Life, è uscita l'anno scorso. Ballard era da tempo consapevole che i suoi giorni erano ormai segnati.
bloggato da: Adonis
PirateBay.org

In Internet scaricano tutti: studenti, lavoratori, casalinghe, i figli per i genitori, non poche volte persino i genitori per i figli, i ministri... Impossibile negarlo. Addirittura i preti che non vogliono o non hanno tempo di scivere un sermone se lo scaricano dalla Rete (il caso è già stato discusso in Vaticano). La dura condanna del tribunale di Stoccolma ai quattro creatori di The Pirate Bay (un anno di prigione e il pagamento di circa 2,7 milioni di euro) non cambia nulla: il sito continua a funzionare, e anche una sua eventuale cancellazione porterebbe ben poco ai censori: di "baie" telematiche, infatti, ce ne sono tantissime, e ogni giorno ne nasce una nuova.
Il governo di Berlusconi, il primo al mondo a oscurare il server, non ha fatto i conti con l'abilità dei cibernauti, che in pochi minuti possono facilmente aggirare il blocco degli ISP (vedi qui).

Don't worry - we're from the internets. It's going to be alright. :-)
"Le masse" ha assicurato Peter Sunde, che è un membro di Piratbyrån, "capiscono che l'informazione deve essere libera". Al processo, Sunde ha mostrato alla giuria i dati di una ricerca secondo cui l'80% dei contenuti scambiati sul tracker è perfettamente legale; ma i colossi dell'indistria d'entertainment non hanno voluto sentire ragioni: loro pretendevano il carcere per i quattro imputati e una richiesta di risarcimento pari nientedimeno a 117 milioni di corone svedesi, ovvero 10,6 milioni di euro. Dicono i ragazzi di PirateBay.org: "La sentenza non ha conseguenze formali ed è priva di valore giuridico".

Più che legale, il problema è economico. Un CD o un DVD nuovo hanno un prezzo troppo alto. E' facile diventare ricchi vendendo a peso d'oro una cosa che viene replicata a un costo irrisorio. In Italia il problema è particolarmente grave in quanto un CD che negli USA costa 10$ da noi viene posto in commercio per almeno tre volte tanto.

Il galeone dei corsari continerà sempre a solcare i mari
Il giudice svedese è stato fazioso e ha palesemente voluto punire il ruolo "filosofico" di PirateBay, che con grande impudenza si permette di ridere in faccia ai colossi della disco/cinematografia. Se la sentenza passasse, Internet cadrebbe defnitivamente nelle mani dei profittatori, degli squali della pubblicità, dei manipolatori dell'informazione, smettendo di essere il "luogo" in cui ci si scambiava in maniera totalmente libera idee e opinioni (cosa che accadeva soprattutto dal suo nascere a verso la fine degli Anni Novanta; i pionieri telematici se lo ricorderanno e mi daranno ragione).

Dalle News Apcom di venerdì 17 aprile 2009:
Internet. Autore libro su Pirate Bay: diventerà caso politico
Dopo sentenza, secondo giornalista Luca Neri, non cambia nulla
Roma, 17 apr. (Apcom) - "Dal punto di vista pratico non cambia nulla. Il sito continua e continuerà a funzionare. Ciò che è interessante è che lo scontro passerà a livello politico". E' quanto prevede lo scrittore e giornalista Luca Neri, autore de "La baia dei pirati - Assalto al copyright" (edizioni Cooper), il primo libro uscito in Italia che racconta la storia e i retroscena del caso di PirateBay.org, nel giorno in cui il tribunale di Stoccolma ha condannato a un anno di prigione e al pagamento di circa 2,7 milioni di euro i quattro creatori del popolare sito di file sharing, ritenendoli colpevoli di complicità nella violazione delle leggi sul diritto d'autore.
[...] "Si tratta di una sentenza di primo grado, dobbiamo aspettare quella definitiva - ha detto Neri al telefono con Apcom da New York, aggiungendo - e in ogni caso i gestori del sito hanno già annunciato a fine 2006 di aver distribuito il sistema in giro per il mondo, moltiplicando i server sui quali si appoggia".
PirateBay.org ha innescato il più importante processo nella battaglia dell'industria culturale contro la pirateria. I quattro corsari - i tre gestori Frederik Neij, Gottfrid Svartholm Warg e Peter Sunde, e il principale finanziatore Carl Lundstrom - dovranno versare 30 milioni di corone per i danni causati all'industria musicale, del cinema e degli audiovisivi che chiedeva 117 milioni di corone per i mancati introiti causati dal download illegale: "Questa sentenza si differenzia dai casi precedenti, come Kazaa o Napster, perchè non siamo di fronte a imprese commerciali che perseguono fini di lucro, ma a veri e propri paladini di internet libero, ragazzi portavoce di un movimento che crede di essere nel giusto". Per loro - ha spiegato il freelance che vive da più di vent'anni negli Stati Uniti - la tecnologia offre la possibilità di far circolare il sapere e la cultura, un'opportunità non va persa.
Ma cosa si deve leggere tra le righe della sentenza di oggi, seppur di primo grado? "Il messaggio è che la legge non è pronta ad accettare questa rivoluzione tecnologica - ha affermato Neri, per il quale la pubblicità delle multinazionali dell'audiovisivo contro la pirateria è pura propaganda, preannunciando - ora lo scontro si sposterà a livello politico". A inizio 2006 è nato "Piratpartiet", il partito pirata, che ha intenzione di presentarsi alle Europee. "E' una formazione piccola, ma gli iscritti hanno già superato quelli del partito verde, un'istituzione in Svezia", ha detto Neri, ricordando che il successo di internet è legato al concetto di "piattaforma libera", e le leggi di regolamentazione di cui si discute in Europa vanno contro la stessa natura del mezzo. "Negli Stati Uniti non se ne parla proprio - conclude il giornalista - sarà perchè il primo emendamento della Costituzione sulla libertà d'espressione è intoccabile". Nel suo libro c'è anche un riferimento a Roberto Maroni, musicista mancato, che in un'intervista a Vanity Fair due anni fa rivendicava la "libera scaricabilità della musica".
TheJackall presenta: "Io sono molto leggenda"
"Mi chiamo Ruzzo Simone, sono l'ultimo uomo sopravvissuto all'emergenza rifiuti."
MENZIONE SPECIALE della GIURIA al NAPOLI FILM FESTIVAL 2008
Selezionato come finalista al PREMIO MASSIMO TROISI 2008
Terremoto e Ponte di Messina

Il ministro degli interni assicura che a favore dei terremotati andranno fondi reservati alla costruzione del ponte sullo stretto di Messina.
Incredibile! IL 'Corriere' pubblica una foto del terremoto cinese!
"La pornografia del giornalismo via web"

Non sopportiamo i giornali che, per risparmiare sui reportasj, chiedono ai lettori di inviare foto.
Non sopportiamo i lettori che morbosamente fotografano tutto perché così "c'ero anch'io".
Siccome siamo stronzi, adesso siamo sulla prima pagina del Corriere. Con una foto cinese presa da flickr.

bloggato da: Educazione cinica
Roberto Saviano a Che tempo che fa
Quello che avviene nel mondo non è un mistero: bisogna solo parlarne e raccontarlo a più gente possibile. Il cosiddetto mistero è soltanto il muro che abbiamo innalzato dentro la nostra testa; è la cementificazione dell'anima.
Mentre a Casal di Principe l'ignoranza e la codardia si mettono al servizio della camorra, della mafia, con diffamazioni (proprio da parte dei danneggiati di tale sistema pseudoocculto) contro uno dei pochi di loro che ha avuto il coraggio di lanciare il je accuse!, nel resto d'Italia si tende a osservare questi fatti dal lato sbagliato del cannocchiale, come se non ci riguardassero. Ah sì, era bello una volta il Mezzogiorno, con le sue spiagge e gli angoli rurali, mentre oggi è sfregiato dagli affari loschi - e luridi - delle luride - e losche - cosche. Ma che importa? Le prossime vacanze andremo a trascorrerle in Marocco o alle Azzorre.
Un momento! Erano belli anche il Centro e il Nord Italia, e se nessuno ferma la mafia, tutte le mafie, ci toglieranno pure quella poca aria che ancora ci rimane da respirare.
Nessuno di noi può dire di non sapere e, grazie all'esempio di Saviano, forse qualcuno si staccherà dal gregge per far sentire la propria voce. Potrebbe trattarsi di un uomo di chiesa... un altro don Giuseppe Puglisi, un altro don Peppino Diana... oppure un sindacalista (come Federico Del Prete, ucciso a Casal di Principe nel 2002); potrebbe essere un gruppo di studenti, un giornalista, un libero spirito qualunque... se ancora ce n'è.
Non è che le "voci ribelli" manchino del tutto: Saviano, Benigni (sì, ci metto anche il comico toscano), Grillo, Travaglio, Di Pietro ma anche altri, sempre più numerosi, intellettuali che denunciano dati di fatto sui quali la stampa ufficiale tace o preferisce affrontare con toni troppo cauti: ascoltate su YouTube alcuni di loro qui, qui e qui.
Che tempo che fa, la trasmissione di Rai3 diretta da Fabio Fazio, ha fatto registrare, grazie a Saviano, un record di ascolti. Più telespettatori che un reality! Segno che la letteratura d'impegno riesce a polarizzare l'attenzione delle masse e non è riservata a una piccola schiera di persone colte o comunque "politicamente interessate".
Il giovane scrittore partenopeo è stato molto bravo a illustrare le connivenze tra camorra e politica, ha messo l'accento sull'illusorietà delle ambizioni - monetarie e di potere - dei boss e ha reagito con aplomb pressoché anglosassone alle infamie sul suo conto. Ha dato per davvero una lezione civile e umana. Un senso di tristezza lo ha pervaso quando ha dovuto parlare della sua condizione di esiliato involontario: "A volte odio questo libro..."
Paul Auster e David Grossmann, i due ospiti dello special, hanno confermato la bontà letteraria del romanzo-verità di Saviano.
4.561.000 i telespettatori: oltre il 19% di share. Molte le voci positive sulla trasmissione, tra le quali quella di Carlo Lucarelli: "Saviano ha dato una splendida lezione del potere della parola e dimostrato quanto interesse ci sia per certi argomenti. Io sono rimasto molto colpito". Il sindaco di Castel Volturno, Francesco Nuzzo, difende Saviano dall'accusa di essere un "professionista dell'antimafia", attribuendogli il merito di aver "scoperchiato un verminaio criminale". Per il deputato Pd Franco Laratta, componente della Commissione parlamentare antimafia, "è stata una sferzata durissima contro il silenzio e la colpevole indifferenza di buona parte della politica, delle istituzioni, del mondo dell'informazione e della società civile".
Noi che ce ne stiamo seduti in salotto non vediamo quello che non ci fanno vedere, ma dovremmo ugualmente sapere. Ho letto poco fa sul sito di Adnkronos:
Napoli, 25 marzo - "Non c'e' nessuna frenata". Lo garantisce il premier Silvio Berlusconi a proposito del Piano Casa parlando con i cronisti a Napoli prima di una cena con degli imprenditori in un hotel del capoluogo partenopeo.
Nella trasmissione di Fazio, Roberto Saviano ha illustrato le colpe della politica collusa e dell'imprenditoria. Spero che i giornalisti onesti raccolgano la sua "soffiata" e inizino a commentare notizie come quella di cui sopra alla luce della verità spiattellataci dall'autore di Gomorra, verità che, in fondo, è sotto gli occhi di tutti.
A Che tempo che fa Saviano ha avuto il suo spazio, ma secondo me avrebbero dovuto concedergliene di più anziché interromperlo con spot pubblicitari.
Saviano è un eroe italiano. Ci ha fatto capire che, chi pensa che non ci sia alcuna possibilità che le cose possano mai cambiare, non fa che seppellire ancora più profondamente i morti passati, presenti e purtroppo anche futuri - le tantissime vittime della mafia, della camorra.

GOMORRA
“Non c’è alcuna soluzione di continuità tra coloro che sono tecnicamente criminali e coloro che non lo sono: il modello di insolenza, disumanità, spietatezza è identico.”
Il mare di Napoli: schiume dalle cisterne delle petroliere, scarti di fabbrica, rifiuti tossici o addirittura radioattivi si diffondono fino alle coste e oltre, dove, insieme a un'infinità di "depositi" e schifezze varie, troviamo case abusive e morti ammazzati abbandonati per le strade.
Scopo di tale sfacelo: il profitto, realizzato grazie a una rete di traffici che si estende dalla Cina all'Inghilterra e il cui centro di snodo è il porto partenopeo, sul quale si affacciano le principesche ville dei capi della camorra (una di esse è stata costruita addirittura sul modello della reggia dell'imperatore romano Tiberio a Capri, mentre un'altra, prima di essere data alle fiamme dallo stesso boss che la occupava, il quale non voleva che andasse a finire intatta nelle mani dello Stato, era una copia esatta dell'abitazione di Tony Montana, personaggio principale del film Scarface).
Saviano fa nomi e cognomi e cita ripetutamente gli atti processuali. Scopriamo come i traffici illegali finiscano per confluire in progetti legali, in opere finanziate da una criminalità feroce che permette alle aziende disoneste di lanciarsi sul mercato senza essere vincolate da qualsivoglia regola e, conseguentemente, soffocando le aziende rispettose delle leggi.
(A Che tempo che fa Saviano l'ha detto: quando si parla di "morti bianche", ovvero dei caduti sul lavoro, occorre riflettere bene. Spesso viene usata la formula "era il suo primo giorno di lavoro". In realtà, il ragazzo o l'uomo in questione non era mai stato provvisto di documenti, non gli erano mai stati pagati i contributi.)
Rimaniamo sconcertati nel renderci conto di come la concezione mafiosa così come tutti l'abbiamo sempre interpretata, di stampo proteo-siciliano, abbia trovato una dimensione ben più preoccupante nei sistemi e nei metodi imprenditorial-camorristici.
In questo contesto di bande armate che si muovono liberamente per i paesi, strutture e opportunità statali sfruttate spudoratamente, collusioni tra politica e criminalità organizzata, viene narrata la vicenda di Pasquale, un sarto abile ed esperto, uno stilista che in qualsiasi altro Paese avrebbe raggiunto il successo grazie al suo lavoro, ma che in Italia non riesce a ottenere il benché minimo riconoscimento. Un giorno vede in televisione una celebre attrice che indossa un vestito confezionato da lui - a sua insaputa e senza che nessuno lo ringrazi per questo. Deluso e amareggiato, decide di abbandonare l'attività per diventare camionista.
bloggato da: Cioppo bbello!
The Danny Kaye Show
Si aspetta ancora il DVD di questa trasmissione veramente unica. Danny cantava e ballava da solo oppure con ospiti - Harry Belafonte, Louis Armstrong, Herman's Hermits... - e interpretava sketch di un umorismo senza precedenti. Le sue imitazioni di grandi compositori (cercate su YouTube "Danny Kaye Show Beethoven") o di figure storiche (indimenticabile il suo Napoleone!) testimoniano del bagaglio culturale di cui era dotato questo impareggiabile comico.
Il Danny Kaye Show venne trasmesso dalla CBS per quattro anni: dal 1963 al 1967. Molti americani, allora appena dei ragazzini, ne hanno ancora una piacevole - e nostalgica - reminiscenza.
"Quell'omino lì" lo convoca a Palazzo Grazioli e gli fa (voce di Berlusconi): “Guarda Fiore che la nostra conversazione deve rimanere fra quattro mura”. E infatti Fiorello ci fa il monologo di apertura del suo nuovo spettacolo...

Il cinquantenne siciliano inscena un quasi-one-man-show che diverte e ricrea i giornalisti venuti a intervistarlo. Non dice nulla sul contratto che lo lega a SKY ("siamo agli inizi, vediamo come andranno le cose"), ancora meno su quanto percepirà ("chiedetelo a loro") o se ha dei risentimenti nei confronti della RAI che se lo è lasciato scappare ("alla RAI facevo uno spettacolo ogni quattro anni: come i Mondiali!"). In compenso parla di Silvio Berlusconi, del "DJ Franceschini" alias Dario Franceschini di cui difende l’idea della tassa sui ricchi in aiuto dei poveri, "anche se non era difficile pensarla". E, sul direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce dice che "prima baciava me, e ora invece Veronica Maya e la Balivo. Mi ricorda tanto la storia di Povia". Inoltre spera che il suo amico Marco Baldini, partito per La Fattoria, "non faccia comunella con Fabrizio Corona. Già me li vedo: uno scommette e l’altro fa l’allibratore...".
Il nuovo Fiorello Show andrà in onda sul canale 109 di SKY a partire dal 2 aprile, dal giovedì al sabato in prima serata, con 25 minuti del suo spettacolo dal vivo dal teatro Tenda di Piazzale Clodio a Roma, da 2.500 posti.
"Sarò finalmente libero di esprimermi senza l’ansia dell’Auditel" dice. "Mi piacerebbe che questo show potesse diventare un appuntamento per chi viene in vacanza a Roma. Abbiamo già fatto i pacchetti con le agenzie di viaggi: il lunedì Angelus, il martedì Fori Romani, il mercoledì Colosseo e il giovedì naturalmente Fiorello Show."

Per la pubblicità pro domo sua, Rupert Murdoch ha lasciato a Fiorello il marchio SKY a sua completa disposizione, offrendogli la possibilità di comparire a rotazione su tutti i canali della piattaforma digitale. Una campagna che sarà martellante e frequente, contrassegnata dalla leggerezza e l’ironia tipica di Fiorello. Lo showman, infatti, a partire da questa settimana si insinuerà in tutti i programmi per annunciare l’arrivo del suo programma. Farà incursione a SkyTg24, nei canali di cinema, scherzerà con gli abbonati durante la finestra della Guida tv e ironizzerà con i meteorologi. Siamo di fronte a un nuovo modo di pensare la pubblicità per una trasmissione televisiva, basata sulla presa diretta e non sul semplice spot registrato.

E lo show nello show continua:
"Quando mia madre mi ha chiesto: 'ma che, fai un programma su SKY?', allora ho capito. Se lo sa lei, lo sanno tutti."
"In RAI c'era il Tiepolo, gli arazzi e il tavolo di Guglielmo Marconi; qui invece siamo già sul satellite, è tutto trasparente."
"Dal momento che RAI e Mediaset non hanno mandato in onda gli spot del mio debutto, ho dovuto pensare a un modo diverso per farlo sapere a tutti. Ho chiesto a Fabio Masi di Blob se mi ospitava su Raitre; al direttore di Raidue Marano se potevo andare a X-Factor, e così via. Qualcuno si è incavolato a morte. Ma voi giornalisti dovreste ringraziarmi. Meno male che c’è qualcuno che ogni tanto spariglia i giochi; sennò non fareste altro che parlare delle tette di quella del Grande Fratello!"
Poi svela il segreto dell’IVA aumentata al 20% (e che ha reso più care emittenti come SKY): "Berlusconi stava guardando il Milan, è andato via il segnale della parabola e non ci ha visto più, ha chiamato Tremonti e gli ha detto: 'Almeno aumenta l’IVA visto che non li posso cacciare 'sti australiani. Sono come il boomerang: ritornano sempre'."
Quanto alle sue incursioni su RAI, Mediaset e SKY per promuovere il proprio show, giudicate da qualcuno eccessive, Fiorello si difende così: "Quando un attore fa un film, va ospite ovunque. Finanche Toni Servillo, che esce di casa solo per girare, lo fa. Ecco, io sto facendo il film di Fiorello, mi faccio promozione. E comunque ormai ho finito, non è che mi vedrete certo su Rete4 accanto a Chuck Norris!"
"I dettagli della mia telefonata con Berlusconi? Li rivelerò solo alla prima puntata del Fiorello Show."