Osservatorio blog-internettiano
Arrapata di parole
Si chiama Marina Orlova ed è specializzata in filologia; o, più propriamente, in etimologia. Ed è l'insegnante che qualsiasi scolaro, dai cinque ai cinquant'anni, vorrebbe avere.
L'americana di origine russa riesce a combinare su YouTube erotismo e istruzione, e nel giro di poco tempo il suo canale, dal nome HotForWords (aperto dietro suggerimento di un amico, dopo che lei aveva perduto il posto di lavoro), è uno dei più cliccati in assoluto. Ad oggi, i suoi video sono stati visti oltre 131 milioni di volte!
La Orlova, bionda, con gli occhi azzurri e con un decoltè su cui è impossibile non incollare lo sguardo, agisce secondo il motto: "Intelligence is sexy". Grazie a lei si imparano l'etimologia e il significato delle parole... e si può nel frattempo "ricreare" anche lo sguardo.
"Non fatevi prendere in giro quando vi dicono che essere intelligenti non è cool" spiega la russa in un'intervista a Der Spiegel. Ed ecco che gli americani si ritrovano a imparare meglio la lingua inglese grazie a una sezy-insegnante con un lieve, simpatico accento slavo.
bloggato da: Caduta orizzontale
La scialba solitudine dei privilegiati del pallone
Coca, alcol e quant'altro
Nuovi guai per Sidney Govou , attaccante del Lione. Sidney è stato infatti arrestato dalla polizia francese per "guida in stato di ebrezza". Il fermo è stato eseguito lunedì alle 5 del mattino, mentre guidava pericolosamente la sua automobile di ritorno dalla festa in discoteca organizzata dal compagno di squadra Boumsong (ex Juventus).
Govou, che è stato subito posto all'esame del tasso alcolico (aveva un tasso alcolemico pari a 4 volte rispetto al limite), è stato subito portato in commissariato. E qui inizia lo show del calciatore Gavou ha iniziato a urlare "Voi non sapete chi sono io" e ha messo nel mezzo anche la sua squadra ("Vi farà chiudere questo commissariato"). Notte passata in cella e multa salata sia per lui, che per il Lione.
Intanto è stato ritrovato "Gazza": solo e ubriaco in una stanza d'albergo.
L'ex calciatore ha trascorso così il Natale. Paul Gascoigne era atteso dai familiari per il pranzo di Natale, ma invece di recarsi a casa di sua madre Carol ha soggiornato in un hotel nei pressi del centro di recupero di Minsterworth, nel Gloucestershire, dove era in cura da tre settimane per combattere la sua dipendenza dall’alcol e dalle droghe.
A ricostruire il Natale di Gaiscogne sarebbe stato lo stesso ex giocatore in una serie di drammatiche telefonate ai suoi familiari. Ammettendo il suo problema, ieri il 41enne ex campione di Tottenham e Lazio ha fatto ritorno nella clinica per riprendere il rigido programma di cure dal costo settimanale di 2.000 sterline (2.000 euro).
Alla base dell’ennesimo "black-out" di Gascoigne ci sarebbe la grande depressione provocata dall’intervista concessa dal figlio 12enne Regan per un documentario, Surviving Gazza, prodotto da Channel 4 e che sarà trasmesso il 5 gennaio. "Probabilmente mio padre morirà presto" dice Regan in un passaggio dell’intervista. "Non credo che ci sia alcun modo per aiutarlo. Con lui stiamo solo perdendo il nostro tempo". E ancora: "Il fatto che si tratti di Gazza e che sia stato un campione non fa di lui un bravo padre o una brava persona. Tutt'altro... Io, se potessi, lo vorrei fuori dalla mia vita per sempre".
Nel frattempo giunge notizia che il capitano del Liverpool, Steven Gerrard , è finito in manette per aver preso parte a una rissa scoppiata in un pub. Un altro simbolo del calcio d'Oltremanica ha deciso così di far parlare di sé non solo per le prodezze in campo.
Prima di Gerrard, nel febbraio scorso anche il vicecapitano dei Reds, Jamie Carragher, era stato fermato dopo una lite con un uomo davanti alla sua abitazione. Nell'ultimo anno, in Inghilterra, sono finiti in galera e poi rilasciati su cauzione anche il difensore del Manchester United Jonny Evans, arrestato con l'accusa di violenza sessuale, e Joey Barton, del Newcastle, arrestato per aggressione e definito "pericoloso per la sicurezza pubblica".
Andando indietro nella storia, ricordiamo il padre di tutte le 'sbandate', ovvero George Best, calciatore 'maudit', protagonista di liti furibonde e più volte sorpreso al volante in stato d'ebbrezza. Best restò, negli anni '80, quattro mesi in prigione per resistenza a pubblico ufficiale; poi la lotta contro l'alcool: i ricoveri e il trapianto di fegato, senza però mai staccarsi definitivamente dalla bottiglia. Assieme a lui anche lo scozzese, suo compagno di squadra del Manchester United, Denis Law, dimostrò che amava alzare il gomito. Law non si smentì neanche nel corso della stagione trascorsa in Italia, nel 1961-1962 al Torino. Lui e il suo compagno di squadra inglese Joe Baker furono beccati alla guida ubriachi e finirono, con la loro Giulietta Sprint, contro un'aiuola spartitraffico.
Quello con la bottiglia è stato un gioco pericoloso anche per gente come Skoglund, Adamas, Roy Keane e il brasiliano Garrincha (quest'ultimo, come Best, ci ha lasciato le penne).
Alzare il gomito piace anche ad Adriano . "Ha problemi con l'alcol? Lo sappiamo" spiega il vicepresidente del Flamengo Kleber Leite, "ma non importa. E' perfettamente possibile superarli, come hanno fatto tante persone. Non è la fine del mondo, si tratta di un disturbo molto comune. L'importante è che voglia aiutare se stesso. Noi del Flamengo siamo disposti a dargli una mano." Sembra infatti che l'ex asso neroazzurro sia in procinto di trasferirsi al club brasiliano che anni fa lo lanciò prim'ancora che divenisse "l'Imperatore".
Ma per restare in Italia: chi si ricorda di Francesco Flachi ?
Il 34enne ex capitano della Sampdoria, da questa stagione tesserato con l’Empoli in B, tornerà a calcare i campi di gioco il 21 febbraio. Infatti, ha quasi del tutto scontato la squalifica di due anni inflittagli per aver fatto uso di "neve".
Il giocatore aveva pensato di farla finita: voleva gettarsi dalla finestra come fece a metà degli anni Novanta Edoardo Bortolotti, giovane talento del Brescia consumato dalla depressione dopo una squalifica per essere stato trovato positivo all'antidoping (anche lui cocaina). A salvare Flachi è stata la famiglia, assieme alla sua grande forza di volontà. Quella sigaretta alla cocaina, a sua detta passatagli a sua insaputa da un "amico" durante una festa, gli ha rovinato l’esistenza.
Ma adesso l’incubo sta per finire; forse.
(Problemi con sostanze illegali hanno avuto anche Marco Borriello, Mark Iuliano, Michele Padovano, Adrian Mutu, il portiere Angelo Pagotto [ex promessa del calcio italiano, che nel 1999 fu squalificato per 2 anni e nel 2007 risultò nuovamente positivo alla coca beccandosi una squalifica per 8 anni], Fabio Macellari [lui ha provato a riprendersi dopo essersi disintossicato dalla cocaina e ora gioca nel campionato di Eccellenza della Sardegna nell’ASD Villasimius], Jonathan Bachini, [squalificato a vita in quanto recidivo nella positività alla cocaina: la prima volta nel Brescia nel 2004 e la seconda nel Siena a dicembre 2005]... In Brasile, squalificato per uso di cocaina Rodrigo Souto, pezzo pregiato della squadra del Santos.)
A proposito di grandi "scomparsi": e Francesco Coco?
Alla fine della sua carriera da calciatore (che concluse all'età di 30 anni per fare l'attore negli USA), è stato ospite della trasmissione di Rai2 Quelli che il Calcio e ha partecipato al reality L'isola dei famosi .
Nell'estate del 2007 subì un'aggressione da parte di una donna armata di coltello, gelosa di un'altra la quale, in quel momento, era assieme all'ex calciatore. Il tutto si concluse senza feriti, e Coco decise di non sporgere denuncia.
Inoltre, è noto che dal 2007 è anche "responsabile delle pubbliche relazioni" della famosa discoteca sarda Billionaire , di proprietà di Flavio Briatore, e che possiede un bar e un negozio di abbigliamento a Milano.
bloggato da: Senzacolpoferire
E' incredibile quanti seguaci ha in Italia la cosiddetta "Profezia di Celestino", pur trattandosi di un'invenzione letteraria. E' forse perché stiamo attraversando un momento difficile?
In realtà, tali supposti oracoli - o "rivelazioni" - hanno smisurata fortuna fin da sempre, in quanto non è assolutamente vero che siamo i primi che si trovano in un'epoca terminale o attraversano una grave crisi: dal Medio Evo a oggi (ma naturalmente anche prima), ogni periodo della storia umana è stata considerata terminale o comunque un "tempo di radicali cambiamenti". Prendiamo il XX secolo: non c'è stato decennio in cui non si è parlato di grandi mutamenti con conseguente apparizione o riapparizione di chiaroveggenti e visionari a profusione. Ci basta considerare tutto il rumore che si è fatto sulla vaticinia di Nostradamus, sulle deliranti percezioni della Monaca di Dresda, sui "segreti" della Madonna di Fatima e (addirittura negli Anni Sessanta e Settanta, che furono decenni in qualche modo "illuminati") tutto l'entusiasmo che scatenarono in Europa e in America le "ritrovate" saggezze buddiste... ma purtroppo anche molto esoterismo di marca nazista.
Per parlare della Profezia di Celestino più nel dettaglio, l'affermazione secondo cui "le coincidenze non esistono" e l'invito a scoprire un "proprio Dio" (visto come pura energia cosmica = gnosticismo) non possono non trovare plauso presso ogni cultore della cosiddetta New Age. Ma tali "idee" ci sono sempre state, e se uno vuole proprio andare alla sorgente dovrebbe abbracciare il Buddismo, che è la più veccha religione... anzi, filosofia (in quanto non-deistica)... che vede il mondo come un Uno, quasi un organismo piuttosto che un pianeta, e dove ogni pur minimo evento è collegato a tutti gli altri.
La "profezia" di cui parliamo qui è frutto della fantasia di un romanziere nemmeno tanto bravo: James Redfield. Il romanzo (uscito nel 1993) tratta di uno psicologo americano che, incuriosito dal racconto di un’amica, si reca in Perù per scoprire quanto vi sia di vero nella storia del ritrovamento di un antico manoscritto che conterrebbe "le risposte ultime alle domande fondamentali dell’uomo". Nella repubblica andina, Our American Friend scopre che il manoscritto esiste davvero, e che due gruppi rivali fanno di tutto per impossessarsene. Da una parte, scienziati "aperti" e "progressisti", ricercatori spirituali "alternativi" e sacerdoti cattolici liberal, in conflitto con la gerarchia ecclesiastica, cercano il manoscritto per fare beneficiare il mondo della sua - vera o presunta - saggezza. Dall'altra, militari peruviani e scienziati ottusi e scettici lo cercano invece per toglierlo dalla circolazione o distruggerlo; questi ultimi - i "cattivi" - prendono ordini dalla gerarchia cattolica peruviana guidata da un moderno inquisitore, il cardinale Sebastián. I "buoni" sono affascinati dalle nove "illuminazioni", "chiavi" o parti in cui si articola il manoscritto, ma la forza dei "cattivi" prevale e le illuminazioni vengono sistematicamente confiscate. Tuttavia i "cattivi" non sono maniaci assassini (infatti il cardinale Sebastián raccomanda di non spargere sangue) e nessuno dei protagonisti principali viene ucciso: ciò garantisce all'autore di scrivere un seguito e fare altri soldi con la sua trovata che, ovviamente, è stata concepita al solo scopo di cavalcare l'onda del successo ottenuto da "opere" consimili che hanno ultimamente allagato il mercato mondiale ("Il Codice Da Vinci", ugualmente pieno di clamorosi refusi geostorici, è solo una delle ultime in ordine di tempo).
Il San Celestino conosciuto dalla Cristianità altri non fu che Papa Celestino, il quale era tutt'altro che un profeta. Anzi: si impegnò molto, insieme a Sant'Agostino, a combattere concretamente il pelagismo, che la Chiesa condannò come eresia. San Pelagio fu colui che giudicava una vera e propria sciocchezza il fatto che ciascuno di noi nasca peccatore (vedi Peccato Originale) e sosteneva che ogni uomo è libero di scegliere il Bene o il Male (libero arbitrio, in contrapposizione all'ereditarietà del peccato; altro che eresia! Pelagio cercava di liberarci da ogni timore nei confronti di Dio e della stessa esistenza).
Non c'è dunque, storicamente parlando, nessuna "profezia di Celestino", se non nella fantasia del furbo scribacchino stelle-e-strisce James Redfield.
Ovviamente hanno tratto dal fortunato romanzo anche un film, che non è proprio inguardabile ma appena decente. cinema, esoterismo, film, letteratura, misticismo, nostradamus, profezia, profezia di celestino, profezie, religione, religioni
bloggato da: Zerovirgolaniente
Leah Lynn Gabriela Fortune, una 17enne dell'Illinois figlia di brasiliani ma che parla pochissimo il portoghese, ha suscitato entusiasmi con le sue rimesse in gioco acrobatiche, mostrate giocando con l'Under 20 verde-oro.
La ragazza possiede la doppia nazionalità e ha tempo fino ai 21 anni di scegliere quale maglia vestire, quella degli U.S.A. o quella del Brasile. Lei non sembra avere dubbi: ama il calcio brazilero - è tra l'altro una fan della fuoriclasse Marta.
Nata nel 1990 a Sao Paulo, Leah vive a Chicago con i genitori fin da quando aveva 2 anni. Frequenta le scuole in America e solo sporadicamente è potuta tornare nel Paese natìo. Finché, nel 2007...
Nel 2007 Leah Fortune si ritrovò a partecipare a un torneo in Brasile insieme al Team Chicago. Alcuni allenatori e osservatori "carioca" notarono immediatamente il suo talento e la invitarono a giocare per la loro Nazionale.
"I was definitely excited when they told me. I knew it was an amazing opportunity."
E infatti. Ma fu una grande opportunità anche per gli stessi responsabili delle giovanili brasiliane, che pensarono bene di schierare la teen statunitense sulla fascia sinistra (mentre il suo ruolo naturale è quello di punta fissa). Lì la Fortune ha potuto meglio concentrarsi sul "flip throw", ovvero "rimessa con giravolta", tramite cui riesce a catapultare il pallone fino all'area di rigore avversaria. E' una tecnica che, combinando il calcio con la ginnastica acrobatica, manda letteralmente in sollucchero gli spettatori.
Il sogno di Leah Fortune è di giocare con la squadra olimpica del Brasile. Ha ottime speranze di poterlo realizzare.
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bloggato da: Zerovirgolaniente
Nello Zimbabwe la situazione peggiora, eppure prosegue l'indifferenza del Primo Mondo verso ciò che succede in questa parte dell'Africa (vedi articolo "Cholera crisis in Zimbabwe") così come verso tutte le devastazioni che affliggono il Nord Kivu (Rep. Dem. del Congo), Eritrea, Somalia, ecc.
Nove mesi sono trascorsi dalle ultime elezioni nazionali, e nello Zimbabwe si è assistito a un impoverimento impressionante della popolazione (l'inflazione è da record mondiale: il governo sta per introdurre banconote da 200 milioni di dollari, dal valore di appena 20 US-dollari), a soprusi dell'esercito (cittadini picchiati a morte per strada) e ora anche all'epidemia di colera che, come tutte le epidemie, non conosce confini e ha finito per colpire le zone limitrofe di Botswana e Sud Africa.
Le Nazioni Unite hanno convocato una riunione straordinaria del loro Consiglio di Sicurezza per decidere sul da farsi. Ma, come al solito, per molti innocenti la decisione arriva troppo tardi.
Dopo il Segretario di Stato americano Condoleeza Rice, ha alzato la voce anche il Primo Ministro britannico Gordon Brown: "Enough is enough. Mugabe deve andarsene".
Peccato che le belle parole da sole non bastino. Occorre inviare aiuti - urgentemente! - e aumentare la pressione sul dittatore perché, per davvero, sgombri il campo... prima che succeda di peggio.
La situazione nello Zimbabwe è sintomatica della crudeltà del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale. Il "ricco" Occidente voleva la globalizzazione e, ora che la Terra è globalizzata (vale a dire: colonizzata dalle multinazionali), occorre che si prenda le sue responsabilità. Le nazioni che governano le sorti del mondo non possono continuare a rimanere impassibili di fronte a quest'altro dramma di immani dimensioni. Deve finire lo sciacallaggio sul Continente Nero, e non basta certo una vigilanza alla buona delle vicende interne di quei Paesi per calmare il proprio senso di moralità. A criminali come Robert Mugabe dovrebbe essere impedito già in partenza l'accesso ai canali del potere.
Secondo l'Ufficio per la Coordinazione degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite, 600 sono le vittime del colera (la cifra è di questa mattina) e il distretto più colpito è quello di Harare, capitale dello Zimbabwe.
Fa rabbia tra l'altro il "cauto" immobilismo degli Stati confinanti. Soltanto lunedì il Sud Africa invierà una sua delegazione per "vedere come poter aiutare con cibo e assistenza medica". Perché lunedì? Perché non subito?
Purtroppo, l'unica organizzazione che agisce in maniera effettiva resta Medici Senza Frontiere, che ovviamente fa solo quel che può e dove può (ricordiamo che i suoi volontari hanno dovuto lasciare Lampedusa, dove prestavano aiuto ai fuggitivi, perché il governo italiano non ha prolungato loro il permesso per continuare ad operare sul piccolo avamposto del "dorato" Settentrione). Ma l'Africa, questo di per sé stupendo "pianeta nel pianeta", in parte ancora da scoprire, avrebbe bisogno di misure profilattiche e non di cure a posteriori.
Potenti della Terra, dov'è la vostra coscienza, se ancora sapete cosa sia?
bloggato da: Zerovirgolaniente
