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giovedì, 10 gennaio 2008

HACKLETTURA 64

Questa strana, strana, strana America

 

Un cadavere e uno sheck: bizzarrie newyorchesi

 Per il detective di polizia Travis Rapp, che pure di cadaveri ne ha visti tanti, lo stupore è stato enorme: spostando lo sguardo oltre la vetrata del ristorante in cui stava pranzando, è stato fulminato dalla visione di due uomini che spingevano una sedia d'ufficio, e su quella sedia c'era un morto. Nel cuore di Manhattan! "Sulle prime ho pensato che fosse uno scherzo" ha detto Rapp. "Ho voluto illudermi  che non si trattasse di un essere umano bensì di un manichino. Ma era troppo rigido, troppo pallido..." 

Una rapida ispezione ha confermato il terribile sospetto: sulla sedia con rotelle c'era in effetti un uomo deceduto. I due tizi che lo spingevano erano amici suoi intenzionati ad  incassare i 355 dollari del suo assegno di sostentamento.
 
David J. Dalaia e James O'Hare, entrambi 65enni, sono due piccoli criminali eroinomani noti alla polizia fin dagli Anni Sessanta.  Il morto era Virgilio Cintron, un 66enne cha divideva l'appartamento con O'Hare. Apparentemente Cintron è spirato per cause naturali. Anche lui era un piccolo delinquente; negli ultimi tempi era stato ricoverato in ospedale perché affetto dal morbo di Parkinson.
 
A un'ora di grande traffico, O'Hare si è presentato insieme a Dalaia a uno sportello bancario nella zona di Manhattan nota come "Hell's Kitchen" dicendo di voler scambiare uno sheck. Lo sheck era però intestato a Cintron, e l'impiegato si è rifiutato di accettarlo da persone intermedie.
"D'accordo" ha detto O'Hare, "prendiamo il nostro amico e torniamo."

Evidentemente Virgilio Cintron è morto svestito, poiché il suo cadavere, già rigido, era malamente abbigliato. I calzoni erano sbottonati e non gli arrivavano alla cintola (provate a infilare un paio di pantaloni a un morto!), perciò i due compari gli avevano coperto le gambe con un cappotto prima di trasportarlo fuori di casa.
I numerosi passanti di Manhattan hanno seguito la scena sgomenti: una persona con la testa rivolta all'indietro, gli occhi chiusi, la bocca semispalancata e alquanto ceruleo in volto, su una sedia d'ufficio color rosso spinta da due tizi assolutamente noncuranti delle occhiate e dei commenti...  Solo l'intervento di Travis Rapp ha impedito loro di entrare nella banca con il defunto. Peccato, perché sarebbe interessante apprendere come avrebbe reagito l'impiegato.

 

 .

                bloggato da: Caduta orizzontale

postato da: bloggherone alle ore gennaio 10, 2008 03:31 | link | commenti
categorie: fantasmi, aliens, terzo millennio
domenica, 06 gennaio 2008

HACKLETTURA 63

Ettore Sottsass

(Innsbruck 1917, Milano 2007)

Ettore Sottsass. "Vorrei sapere perché"

Trieste, Salone degli Incanti dell'ex Pescheria

dal 6 dicembre 2007 al 2 marzo 2008


orari: dalle 10.00 alle 19.00, chiuso il martedì, il 25 dicembre e l'1 gennaio
biglietti: intero 6 euro; ridotto 4 euro
informazioni: Associazione Culturale Terradarte
tel. 040 311648

 

"Io penso ad una mostra piccola ma molto emozionante; mi piacerebbe che uscissero piangendo, cioè con un'emozione. Vorrei che fosse solamente solitudine e intensità".
Ettore Sottsass, grande firma del design italiano, voleva che la mostra allestita a Trieste per celebrare i suoi novant'anni suscitasse un'emozione. "L'emozione prima della funzione", un desiderio che ha segnato tutta la vita del geniale architetto-artista scomparso il 31 dicembre 2007 a Milano, pochi giorni dopo l'inaugurazione della personale a lui dedicata. Ed è proprio il desiderio - di emozionare, di conoscere, di scandagliare le ragioni di tutto quanto lo circondava, di realizzare "attorno all'uomo" progetti poetici e sensoriali - il filo rosso che percorre l'avventura creativa di Sottsass, come testimonia la bella rassegna ospitata nel Salone degli Incanti dell'ex Pescheria triestina, con un'appendice nella Sala del Trono del Castello di Miramare, dove una selezione della produzione dello sciamano dell'Era Globale dialoga con l'atmosfera mitteleuropea di questa storica residenza.

All'appassionata curiosità di questo eterno fanciullo rende omaggio anche il titolo della mostra, tratto dal taccuino del suo viaggio in India, quando dinanzi ai templi della Trimurti, il Gran Curioso annota: "Senza che io sappia cosa sono, le forme di pietra hanno il senso del sacro, sacro per sempre. Vorrei sapere perché". E significativa è anche la scelta di Trieste come sede della mostra: è la città del maestro di Sottsass, il pittore Luigi Spazzapan, colui che negli Anni Trenta gli ha insegnato a dipingere e a cui l'architetto-artista è rimasto profondamente legato, il ventoso astratto che "non mi spiegava mai qualcosa, faceva discorsi circolari: per cui se avevo voglia e se ero capace, imparavo. I veri maestri ti danno dei perimetri. Poi sei tu che devi muoverti lì dentro".
La personale, curata da Alessio Bozzer, Beatrice Mascellani e Marco Minuz, allinea 130 opere organizzate in sette aree tematiche che illustrano le innumerevoli esperienze professionali ed artistiche del Mago del Colore: design, architettura, fotografia, gioiello, disegno, ceramica e vetro. La sua non è stata però solo una ricerca di forme, in bilico fra Razionalismo, Arte Concreta, Spazialismo, Pop, ma anche etica ed esistenziale: "Se qualcosa ci salverà sarà la bellezza" aveva detto nel 2001. Una frase che può essere considerata il suo testamento spirituale. Così la scelta delle opere esposte privilegia la produzione di Sottsass che riesce meglio a evocare i riferimenti progettuali ed umani del suo lavoro. In mostra le sue alchimie fatte di libertà, colore, sogno, poesia, genio, trasgressione e insieme equilibrio compositivo, come la celeberrima libreria Carlton del 1981, un incrocio tra il totem e il videogame e le macchine per scrivere realizzate per Olivetti come la Praxis del 1964 e la Valentine del 1969, la bellissima portatile dal colore rosso fiammante. E ancora, le Porcellane, il tavolino in laminato plastico Le strutture che tremano del 1979 e la serie degli stipi Mobile, in cui si riassume tutto il design di Sottsass: aspetto antropomorfo e peculiare combinazione di forme, colori e schemi geometrici. E poi plastici, foto e disegni dei suoi progetti architettonici che svelano una visione dell'architettura sempre disegnata intorno all'uomo: ville, grandi eventi, città ideali, il progetto per la Nuova Malpensa.
L'allestimento della mostra esclude i percorsi cronologici, articolandosi attraverso "isole" ognuna delle quali racchiude al suo interno un "tempio", un luogo segreto dove scoprire gli oggetti, i disegni, le foto, mentre la voce di Sottsass racconta e spiega le ragioni del suo lavoro. Il visitatore viene lasciato libero di costruirsi il proprio percorso, scoprendo come sia la medesima sostanza e progettualità ad animare ogni creazione del maestro.

In contemporanea con la mostra triestina, anche il Design Museum di Gand dedica a Sottsass una retrospettiva che, attraverso 150 lavori, ne ripercorre l'iter creativo: dai primi lavori razionalisti alle creazioni per l'Olivetti, con cui collaborò per trent'anni, dalle progettazioni del gruppo Memphis (da lui fondato nel 1981) ai lavori nati nello studio milanese di via Melone.
"Com'era bello quando si progettava per fare e non per vendere". Così nascevano le "magie" di Ettore Sottsass, per fare e per restituire felicità.

 

 .

                bloggato da:  Senzacolpoferire

postato da: bloggherone alle ore gennaio 06, 2008 06:11 | link | commenti
categorie: arte, lavoro, anni 80, anni 70, anni 90
venerdì, 04 gennaio 2008

HACKLETTURA 62

'Breve storia degli U.S.A. e getta'

di Giorgio Bertolizio

- Edizioni Clandestine, 2006

 

"U.S.A. e getta" è un’espressione sporadicamente usata dalla stampa di sinistra negli Anni ’60-’70. Giorgio Bertolizio la riprende per etichettare significativamente questa sua Breve storia, che è in realtà un compendio abbastanza vasto e assai ben ricercato. Un libro che, grazie allo stile piacevole dell’autore, si legge come un avvincente romanzo di avventure.

Breve storia degli U.S.A. e getta si ferma al 1945. "Gli ultimi sessant’anni, almeno per chi scrive, appartengono ancora alla cronaca" spiega Bertolizio nell’introduzione. Pur tuttavia, non sono pochi i riferimenti alla storia più recente degli Stati Uniti, abilmente intessuti nella narrazione ed esposti non solo con grande cognizione di causa, ma anche con levità idiomatica e sottile umorismo. E non manca neppure qualche considerazione, ironicamente amara, sull’odierna politica italiana...

Non ci troviamo dunque tra le mani un mero affastellamento di eventi storici. Oltre ad assistere alla smitizzazione ragionata di "eroi" come George Washington, il lettore apprende quale ruolo ebbero - e hanno - le religioni nella crescita di questa grande nazione governata dal darwinismo sociale. Fu anche il bigottismo (di marca puritana, ma non solo) a rafforzare la dottrina utilitarista che condurrà gli U.S.A. a compiere atrocità sull’intero globo terracqueo, dalla Corea al Libano, dalle Filippine al Sudan e in Libia, da Panama alla Jugoslavia, fino ad Afghanistan e Irak, sempre diffondendo il vangelo dello shopping planetario sotto l’egida della "libertà democratica". Una marcia che appare inarrestabile, a dispetto di taluni incidenti sul percorso quali furono p. es. la Grande Depressione e gli attentati terroristici alle Twin Towers dell’11 settembre 2001.

Ogni cosa ebbe inizio con l’arrivo, sulla costa dove oggi sorge Plymouth, della Mayflower. Era il 16 dicembre 1620. La spedizione era stata finanziata da un gruppo di mercanti inglesi e circa un terzo dei 120 passeggeri era composto da fervidi credenti puritani: i celebri Padri Pellegrini. I nuovi coloni scoprirono il mais "e i pellirosse conobbero l’esistenza dell’alcol". Paradossalmente, fin da subito furono i civili conquistatori a comportarsi da selvaggi. Erano orde senza scrupoli che, via via che andavano impossessandosi di quegli sconfinati territori, sterminavano e trattavano in maniera bestiale coloro che chiamavano "stranieri", ossia gli amerindi, sì, i pellirosse, che di fatto sono gli unici natives del continente nordamericano.

Bertolizio si districa con abilità nel ginepraio della guerra d’Indipendenza per poi riprendere il discorso sulle ingiustizie subite dagli indiani d’America (tra l’altro ritenuti dai coloni troppo inetti per lavorare), nonché da quelle inferte agli schiavi importati dall’Africa. Parlando in termini rigorosamente storicistici, l’inettitudine di queste due tormentate razze consiste meramente nel non essersi alleate in un periodo in cui la loro popolazione era numericamente pari, se non addirittura superiore, a quella dei bianchi. Se pellirosse e negroes si fossero ribellati insieme, avrebbero sicuramente potuto spezzare tutte le catene. Ma si trattava di "buoni selvaggi", per dirla con J-J- Rousseau (e anche con Aldous Huxley): non erano preparati alla scaltrezza e alla malignità degli invasori arrivati da Old Europe. Questi ultimi erano sì nella maggior parte ignoranti e resi ciechi e stupidi dall’avidità, ma erano fiancheggiati da stuoli di legulei che lavoravano per interesse personale e/o per conto del neonato governo. L’operato di tali prìncipi dei cavilli aiuta altresì a farci comprendere come mai il paradisiaco Nuovo Mondo, usurpato da cacciatori di frodo, desperados senza arte né parte, bari, violentatori e assassini (tutti grandi bevitori di whisky e di altri intrugli letali che, negli anni del Proibizionismo, venivano distillati clandestinamente), oltre che da innumerevoli bacchettoni e farisei, riuscì a trasformarsi nella nazione più potente del mondo.

I trattati "di pace" stipulati con le varie tribù non vennero mai rispettati, e lo sterminio di enormi mandrie di bufali non venne effettuato per motivi di approviggionamento, ma per privare gli indiani della loro principale fonte di sostentamento.

Inoltre, se prendiamo la guerra di Secessione, che fu la prima - e finora unica - guerra civile svoltasi negli Stati Uniti d’America, chiunque di noi pensa in primis al nobile ideale dell’abolizione della schiavitù. In concreto, però, quando i neri vennero "liberati" e poterono andare a lavorare nelle fabbriche yankee, conobbero altri abusi e sofferenze. Le condizioni nelle città settentrionali, nei grossi centri industriali dell’Unione, erano drammatiche: in un certo senso peggiori che nelle fattorie dell’afoso Sud; e il loro salario, manco a dirlo, non si avvicinò mai alle paghe percepite dalla manopopera bianca.

Appassionante è anche il capitolo che parla della guerra contro il Messico. Allora il Messico si estendeva fino ai territori attualmente comprendenti Texas, New Messico, Utah, Nevada, Arizona, California (l’odierno ricchissimo Stato californiano era un vero e proprio deserto con una popolazione di appena 7.000 anime) e parte del Colorado. La maniera in cui gli Stati Uniti riuscirono a inglobare quelle immense regioni è un esempio della politica imperialista che Washington avrebbe esercitato anche negli anni a venire. Che tale politica poi si ritorca contro il proprio ingenuo popolo (vedi l’assalto alle Torri Gemelle e le conseguenti restrizioni fisiche e psicologiche per la cittadinanza; vedi lo tsunami di affamati latinoamericani che ogni giorno varcano la frontiera messicana e che nemmeno un’enorme muraglia riuscirà mai ad arrestare), non tange i politici, le cui decisioni vengono prese in concomitanza con l’ingordigia pecunaria delle grandi corporations.

Tanto, finché il dollaro continua a regnare...

Denaro e ipocrisia religiosa: ecco i motori della democrazia stelle-e-strisce. E sempre con un ben preciso popolo nemico - un qualche "Impero del Male" - nel mirino della politica estera.

Gli Stati Uniti, in effetti, "non possono vivere senza un nemico. Innanzi tutto, perché sono nati dalle guerre" scrive Bertolizio. "La guerra d’Indipendenza ha generato il popolo americano, la guerra di Secessione ha generato la nazione americana e le guerre mondiali hanno sancito la supremazia universale statunitense".

Man mano che la narrazione si avvicina ai nostri tempi, quel pur minimo "eroismo" da Far West si spoglia definitivamente di ogni pretesa idealista, rivelando il più gretto utilitarismo, un estremo individualismo da New Deal abbinato a un sentimento nazionalista non dissimile da quello che generò i più tremendi Reich europei.

Veniamo ad apprendere che, prima e persino durante la Seconda Guerra Mondiale, General Motors, Ford Motor Company, Standard Oil e Business International Machines "intrattenevano lucrosi rapporti d’affari con la Germania nazionalsocialista e alcuni loro dirigenti erano amici di Hitler. Tanto che a Henry Ford, nel 1938, sarà conferita dal dittatore nazista l’onoroficenza dell’Ordine dell’Aquila".

Molto intriganti e avvincenti anche i capiversi sul trattamento che, per ritorsione ai rispettivi Paesi d’origine, fu riservato a cittadini statunitensi dal cognome tedesco (una valida strategia per spingere verso la rovina finanziaria i birrai attivi sul suolo nordamericano), giapponese (per i giapponesi vennero istituiti appositi campi di concentramento; e - aggiungiamo noi - finanche i cartoni animati realizzati a Hollywood diedero man forte ai fanatici razzisti, ridicolizzando al massimo i "musi gialli")... e anche a cittadini dal cognome italiano, almeno fintantoché durò il regime mussoliniano.

Nella sua "Conclusione", che è una panoramica sull’attuale situazione geopolitica, Giorgio Bartolizio puntualizza che "non è possibile (...) che lo stile di vita americano sia condiviso da tutti gli altri abitanti del mondo, perché occorrerebbero altri tre pianeti per fornire a tutti le necessarie materie prime e smaltire l’inquinamento prodotto".

Facit:  Breve storia degli U.S.A. e getta è un libro bello e importante, nonché di notevole interesse, che va a corredare le critiche già mosse all’imperialismo americano da Harold Pinter, José Saramango, Gustavo Castro Soto (La storia segreta della Coca-Cola), Gabriel García Márquez, Manuel Vázquez Montalbán, Noam Chomsky (Global Empire) e parecchi altri intellettuali. In quest’opera vengono esaminati retroscena anche alquanto curiosi, particolari biografici non notissimi di personaggi-chiave come lo stesso George Washington e come Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln (uno spilungone mal vestito!), come l’"eroe" antischiavista John Brown (che a quanto pare era soltanto un fanatico religioso completamente folle)... giù giù fino a Woodrow Wilson (il terribile 28° Presidente, propugnatore di un nuovo ordine mondiale), a Roosvelt (che abbracciò la dottrina di Monroe di un interventismo nell’America Latina con l’apparente scopo di "tutelare" quei popoli) e a Harry Truman (maggiore responsabile dell’olocausto atomico in Giappone).

 

Giorgio Bertolizio (Trieste, 1936) è stato per trent’anni primario ospedaliero. Ha pubblicato diversi altri saggi, sempre per le Edizioni Clandestine: Nevrosi, idiozie e malefatte dei grandi filosofi (2003), Vizi capitali e sommi pontefici (2004), Le grandi iellate di nome Maria (2005) e il recente Il Vangelo di Satana (2007), tutti ammirevoli per arguzia e ironia.

 

 .

                bloggato da:  Cumuli

postato da: bloggherone alle ore gennaio 04, 2008 00:40 | link | commenti
categorie: letteratura, fantasmi, storia, aliens, terzo millennio
mercoledì, 02 gennaio 2008

HACKLETTURA 61

'Immondizia capitalista'

U.S.A. - Trova un biglietto dentro la confezione dell'iPod: "Purifica il tuo spirito"

E' accaduto a Germantown. Una ragazzina apre il regalo di Natale ottenuto da suo padre e, invece del tanto agognato iPod, nella scatola trova solo un foglio di carta. Su di esso si legge l'appello a liberarsi dal "potere dei mass media".

Stupore e delusione della piccina e tanta rabbia del padre, il quale ha subito inoltrato reclamo alla Wal-Mart, il supermercato dove aveva fatto l'acquisto. I responsabili della Wal-Mart hanno spiegato che è stato  segnalato un altro caso simile e che si indaga per scoprire l'autore di questi "scherzi".

Sul biglietto dentro la confezione vuota c'era inoltre scritto: "Per appropriarti di questa immondizia capitalista passa dall'Apple Store più vicino a casa tua.   

 

 .

                bloggato da:  Senzacolpoferire

postato da: bloggherone alle ore gennaio 02, 2008 16:30 | link | commenti
categorie: aliens, terzo millennio
martedì, 01 gennaio 2008

Buon Anno Nuovo!

postato da: bloggherone alle ore gennaio 01, 2008 01:12 | link | commenti
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