martedì, 16 ottobre 2007

HACKLETTURA 58

Flavio Briatore e Cosa Nostra

Il team manager della scuderia Renault di Formula Uno e presidente della squadra di calcio Queens Park Rangers, Flavio Briatore, ammette di aver conosciuto membri delle famiglie mafiose dei Gambino e dei Genovese di New York, ma di non avere avuto rapporti con loro. Le dichiarazioni sono contenute in un verbale dello scorso febbraio disposto dalla procura di Palermo. Briatore è stato interrogato per raccogliere "sommarie informazioni", cioè come teste nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia riguardante un grosso riciclaggio di denaro pilotato dai boss mafiosi di Cosa Nostra.

Briatore ha raccontato di aver conosciuto componenti dei Gambino e dei Genovese "in occasione di un concerto tenuto da Iva Zanicchi e Riccardo Fogli a Brooklyn". 

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categorie: fantasmi, aliens
domenica, 14 ottobre 2007

HACKLETTURA 57

La catastrofe sociale in Germania

 

Nella Paulskirche di Francoforte sul Meno si è tenuta oggi la tradizionale manifestazione del Friedenspreis, riconoscimento che viene assegnato a scrittori contraddistintisi per il loro impegno per la pace. Alla fine della cerimonia, un tedesco 44enne di origine romena si è staccato dalla folla assiepatasi all'esterno e si è gettato contro il Presidente della Repubblica Federale  Horst Köhler, stringendolo al collo. L'intervento delle guardie del corpo è stato provvidenziale per Köhler. Sembra che il motivo dell'aggressione non sia di natura politica (il premio è andato allo storico israeliano Saul Friedländer). Con il suo gesto, l'uomo voleva attirare su di sé l'attenzione generale. Il suo è un caso disperato: non ha lavoro e non riesce a pagare l'affitto di casa.


Da quando è iniziato lo smantellamento dello Stato sociale, in Germania la povertà è drasticamente cresciuta. Nelle strade delle grandi città si aggirano senzatetto e bambini vestiti di stracci: un fenomeno mai registrato prima nella storia della Bundesrepublik.  



 


Le bugie della 'Bild', Lidl, no fumo, Ich arbeite..., Günter Grass, Günter Grass 2, Chomsky, Hirschman, Naziskin, Angela Merkel 3, Italiastan, Bild Zeitung, Angela Merkel 2, Angela Merkel 1, lavoratore interinale, Arbeit macht frei?, "cerco lavoro", stanno bruciando pizzerie, Berluska Superstar, USA-URSS, Le reginette del gossip tedesco, Carnevale nell'Est Germania, Caos organizzato (I)

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                bloggato da:  Zerovirgolaniente

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categorie: lavoro, aliens, terzo millennio

HACKLETTURA 56

J.K. Rowling versus Calcutta

 La città di Calcutta, in India, si ritrova a doversi difendere dall'accusa di "infrangimento di copyright" che le costerebbe 50.000 dollari se il giudice darà ragione alla scrittrice J.K. Rowling e alla Warner Bros., che si sono costituiti come "parte lesa".

Il motivo? Al Durga Puja Festival è stato riprodotto, per la gioia dei bambini, l'"Hogwarts Express", insieme ad alcune figure della saga di Harry Potter. Un portavoce del comune ha detto che al processo i responsabili cercheranno di dimostrare che hanno agito senza scopo di lucro.


A propos del copyright

I diritti d'autore - anche se allora non si chiamavano così - ebbero le loro origini nella Venezia del Cinquecento. Nel 1710, in Inghilterra il copyright era fissato a 14 anni, rinnovabile per altri 14 anni nel caso l'autore fosse stato ancora in vita. Nel 1769 gli editori chiesero, e ottennero, che i diritti venissero prolungati ab aeternum. Nel 1774 tale emendamento fu revocato:  il copyright era un diritto da considerarsi limitato nel tempo.

Negli Stati Uniti d'America, la durata del copyright era di 42 anni nel 1831 e di 56 nel 1909 (28 anni, più altri 28 se l'autore voleva prolungare i termini). Nell'ultimo quarantennio la legge è stata cambiata ben 11 volte: nel 1976 la durata era di 50 anni dopo la morte dell'autore, nel 1988 (l'"extension act", noto più precisamente come "Sonny Bono copyright term extension act") di 70 anni dopo la morte dell'autore. Questo termine fu ripreso anche dalla Gran Bretagna nel 1995.

Dunque, se io compro l'Ulysses di Joyce, non posso leggerlo impunemente ad alta voce (se non, forse, a una cerchia di amici e solo entro le quattro mura di casa mia).  E anche chi scrive una recensione deve stare ben attento a non esagerare con le citazioni. Questa delle letture e delle citazioni è una situazione certamente paradossale, in quanto più si propagano i contenuti e le idee di un'opera e più c'è la possibilità che quest'opera venda maggiormente. A ben vedere, chi fa pubblicità a un libro (o a una canzone, o a un quadro...) dovrebbe incassare qualche soldo anziché pagare.

Ma ancora più paradossale è che tale situazione non è circoscritta ai soli prodotti artistici. Anche un'invenzione patentata e ormai inattuale difficilmente si lascia sviluppare senza pagare "l'obolo" di turno agli eredi dell'inventore. Conosco un tizio che annovera tra i suoi antenati l'ideatore di una speciale cerniera per porte. Ogni volta che si vende quel tipo di cerniera, lui incassa qualche euro; e ciò senza aver fatto nulla per meritarsi tanto onore. E  pensiamo ai discendenti di Levi Strauss, l'ebreo tedesco che inventò i jeans: ogni qualvolta qualcuno da qualche parte nel mondo compra un paio di queste brache di tela azzurra (qualsiasi sia la marca), gli eredi di Levi Strauss vedono accrescere il loro conto in banca...

 

Pietrificus totalus! Anche la Rowling ha plagiato

               
Chi ha scheletri nell'armadio non dovrebbe frugare nelle case altrui. Da quando fu chiaro che il maghetto con gli occhiali avrebbe rappresentato per loro una vera e propria miniera d'oro, l'autrice inglese e il suo entourage editoriale stelle-e-strisce hanno difeso con i denti la presunta "proprietà spirituale" del fortunato personaggio. Ciò che molti ignorano è che la stessa Rowling è una plagiatrice. Ha infatti ricavato il personaggio di Harry Potter da alcuni libri dell'americana Nancy Stouffer: The Legend of the Rah and Muggles e Larry Potter and his best friend Lilly (quest'ultima serie consta di dodici volumi).

Quali sono le coincidenze incriminate?
Innanzitutto i nomi di alcuni personaggi, a partire da quello dello stesso protagonista: Harry nella saga della Rowling, Larry nei libri della Stouffer. Anche Lily Potter, la madre di Harry morta in un incidente, ha una quasi omonima in Lilly Potter (!). E i "guardiani dei giardini" della Stouffer diventano i più famosi "guardiani delle chiavi" della Rowling.
Nei libri di Nancy Stouffer appare inoltre un personaggio di nome "Nimbus", che è capace di volare. E "Nimbus" è la denominazione di diverse scope volanti che Harry Potter cavalca nel corso delle prime avventure. "So molto bene che ogni tanto in libri diversi ci sono frasi, nomi e situazioni simili" dice la scrittrice della Pennsylvania, "ma quando le somiglianze sono talmente numerose, è ovvio che non posso più credere a una semplice coincidenza."
In gioco c'è anche una questione di copyright sulla parola "muggles", che la Stouffer sostiene di avere inventato: nel suo libro, i Muggles sono i nani che si prendono cura di due orfani dotati di poteri magici; nella saga della Rowling, invece, i maghi chiamano Muggles (in italiano tradotto con "Babbani") gli umani.
(Il vocabolo comunque non è farina del sacco né dell'una né dell'altra autrice: è un termine gergale per definire la marijuana e figura tra l’altro in una canzone di Louis Armstrong.)

 I libretti della Stouffer non ebbero fortuna e furono messi in commercio solo sulla costa orientale degli Stati Uniti. Era la fine degli Anni Ottanta, e la Rowling nel 1988 si trovava a Baltimora: potrebbe quindi averli letti là.

Se il plagio consiste nel copiare idee tratte dal lavoro di altri artisti e usarle per creare una propria opera, Joanne K. Rowling è colpevole. E invece che cosa accade? Accade che la scrittrice inglese non solo ha vinto - come per magia! - la causa intentatale dalla Stouffer, ma ha pure ottenuto che questa, oltre a pagare le spese processuali, venisse a sua volta accusata di essere una volgare Babbana... ehm... contraffattrice. Già, già: chi è potente, ha la ragione dalla sua parte.

Ma ecco che altre accuse a J.K. Rowling arrivano dal fumettista Neil Gaiman. Il suo personaggio Timothy Hunter (un ragazzino che apprende di essere il mago più potente mai esistito) vive avventure non dissimili da quelle di Harry Potter. Inoltre, anche Timothy Hunter - così come il Larry Potter di Nancy Stouffer - porta occhiali identici a quelli del più celebre maghetto e (solo una coincidenza?) ha come unico compagno un gufo. Le tavole illustrate di Gaiman (The Books of Magic) uscirono la prima volta all'inizio degli Anni Ottanta. La serie venne successivamente curata da John Ney Rieber e diversi collaboratori. Moltissime le "strane analogie" tra il bestseller planetario e il fumetto della DC Comics/Vertigo individuate dagli attenti fans di quest'ultimo. 
Anche qui si dirà: la romanziera si è soltanto "ispirata" a questi fumetti. Bene, ma allora
che cos'è il plagio?
Saranno solo aspetti esteriori, però il sospetto che la Rowling non sia del tutto "illibata" è lecito.

Forse il vero plagio letterario l'ha compiuto l'autore russo Dmitri Yemets, che ha creato la maghetta (anche lei miope) Tanya Grotter. La Rowling e la Warner Bros. sono stati svelti ad alzare la voce, trascinando davanti a un tribunale olandese Yemets e la Eskimo, sua casa editrice. I quali, con aria innocente, hanno replicato che le vicissitudini della maghetta (che in Russia hanno più successo di quelle di Harry Potter) vogliono in realtà essere una parodia e un omaggio al corrispondente eroe anglosassone (un po' come la "fan-fiction" che prolifera sul Web)... Spiegazione toccante, che ha in parte convinto la corte olandese. Tanya Grotter continuerà a esistere; solo, le è stato  interdetto il diritto di agitare la bacchetta magica al di fuori della sua patria.

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                bloggato da:  Senzacolpoferire

 

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categorie: letteratura, anni 90, aliens, terzo millennio
sabato, 13 ottobre 2007

HACKLETTURA 55

Sabato 22 Dicembre 2012

 

Foto: Tempio Maya nel nord dello Yucatan.

Sabato 22 Dicembre 2012: questa è una data-clou secondo una profezia Maya. O secondo coloro che l'hanno interpretata. Non si tratta della fine del mondo, come credono molti, ma del punto di conclusione di un intero "anno galattico". Il giorno 22 Dicembre 2012 si compirà, dopo 25.625 anni, il giro completo del sistema solare intorno alla galassia. I Maya previdero, per la fase conclusiva di tale periodo, enormi cambiamenti, climatici e spirituali; ma il mondo non cesserà di esistere.

Questo popolo dell'America Centrale aveva una singolare ossessione del tempo: voleva misurarlo e conseguentemente controllarlo. Si basavano su un "almanacco cosmico" che avevano ereditato dagli Olmechi e Toltechi. Calcolarono la durata dell'anno solare in 365,2420 giorni (errore per difetto di soli 0,0002 giorni; quello attualmente utilizzato si sbaglia di circa 0,0003 giorni...), e l'anno lunare in 29,528395 (di poco inferiore al valore reale). Essi avevano altresì sviluppato un perfetto metodo di previsione delle eclissi, avendo nozione che esse possono avvenire soltanto 18 giorni prima o dopo del nodo (= punto in cui l'orbita lunare interseca quella apparente del sole). Conoscevano anche il concetto di zero, inteso come valore nullo, ma concreto al contempo. E non finisce qui: il loro calendario si collegava anche ai fenomeni celesti di Venere. Sapevano che Venere è sia l'astro del mattino sia quello della sera; sapevano che compie un giro intorno al sole in 224,7 giorni e, combinando questo dato con l'anno terrestre, ne ricavarono che Venere sorge esattamente nello stesso punto del cielo visibile dal nostro pianeta ogni 584 giorni circa.

Si tratta di conoscenze astronomiche e matematiche notevolissime, soprattutto se pensiamo che la civiltà Maya prosperò oltre 1.000 anni fa (vissero tra il 1.500 a.C. e il 1500 d.C., occupando la regione compresa tra lo Yucatan, l'Honduras e il Guatemala). La loro concezione dell'universo era incredibilmente moderna. Guardando la Via Lattea, dicevano che era la "via degli Dei", la loro patria. Si consideravano dunque abitanti della galassia prim'ancora che della Terra.

Divisero il tempo terrestre in una serie di cicli di 1.872.000 giorni. Il ciclo che ora stiamo vivendo ha avuto inizio il 13 agosto dell'anno 3114 a.C. e si concluderà appunto il 22 dicembre 2012 d.C. Poi ne inizierà uno nuovo, ma fino ad allora (manca appena un lustro...) l'uomo sarà confrontato con eventi terribili.

Alcune delle profezie Maya le troviamo incise nei loro monumenti. Molti i parallelismi con la biblica Apocalisse: il mondo sarà colpito da disastrose inondazioni, terremoti e incendi. I primi segni sarebbero comparsi, secondo i loro calcoli, nel 1992, inizio della conclusione del ciclo. Entro il 22 dicembre 2012, l'uomo dovrà essere in grado di rivoluzionare se stesso e di trasformarsi, ritrovando l'armonia con il cosmo, con i suoi simili e con gli altri esseri viventi.

Uno degli accadimenti previsti che noi abbiamo potuto già osservare è l'eclissi solare dell'11 agosto 1999 (verificatasi con soli 33 secondi di ritardo rispetto alla notazione Maya). Questa eclissi ha gettato un cono d'ombra che ha indicato all'uomo "il proprio conflitto e la propria divisione". L'ombra è caduta sull'Inghilterra, ma soprattutto sui Balcani, il Pakistan e l'India, paesi dove si manifesterebbero, più che altrove, paura, odio e distruzione.

Un'altra profezia parla di un'ondata di calore che partirà dal Sole, dando inizio a un cambiamento climatico che arriverà a preoccupare persino i governanti, i quali finalmente assumeranno una più ragionevole posizione sociale e politica.

Una terza riguarda una cometa o un asteroide molto dannoso per l'umanità, la cui traiettoria dovrebbe incrociarsi con quella del nostro pianeta. Le probabilità sono minime, ma ci sono; e difatti gli Stati Uniti e altre potenze mondiali hanno sempre pronta una task-force con missili destinati a distruggere eventuali "pietroni vaganti".

L'ultima delle profezie riguarda il nostro destino dopo il 2012: vivremo una nuova èra di pace e  illuminazione, guidati da nuove energie di tipo spirituale. Ma l'ammonimento è: ciò accadrà solo se  saremo capaci di mutare. Per evitare il disastro totale, i Maya ci chiedono di fare un salto qualitativo e di attivare una coscienza planetaria, dando meno peso agli interessi personali. Testualmente si legge: “...se entro questa conclusione dell'anno cosmico l’umanità non avrà raggiunto un certo grado di evoluzione, verrà sostituita”.

 Pietra tombale a Paquete (Messico). Non è un extraterrestre sul suo UFO, bensì si tratta di Pacal (dio del sole) e dell'Albero Sacro raffigurante l'universo.

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                bloggato da:  Adonis

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categorie: fantasmi, aliens
giovedì, 11 ottobre 2007

HACKLETTURA 54

Nobel per la Letteratura a Doris Lessing

Finalmente, a 88 anni, l'ha vinto. Non glielo volevano dare forse perché ha scritto diversi romanzi di fantascienza, come se questo fosse un peccato imperdonabile (e allora Orwell? e Anthony Burgess? ah già, neanche loro l'hanno ricevuto), e finalmente, ora che è una vetusta nonnetta, ecco arrivare l'ambito riconoscimento.

Doris Lessing (all'anagrafe: Doris May Tayler) è inglese ma nata in Iran (ex Persia). A cinque anni fu portata in Rhodesia (oggi Zimbabwe) dai genitori, che tentavano l'avventura coloniale secondo il romanticismo illusorio tipico dell'èra vittoriana. Dopo aver frequentato un collegio femminile nella città rhodesiana di Salisbury, a tredici anni Doris se ne fuggì per trasformarsi in un'intellettuale autodidatta.
A quindici anni decise di lasciare anche la casa dei suoi (forti contrasti con la madre a causa dei metodi d'educazione troppo rigidi) e lavorò prima come infermiera, poi come centralinista e infine come impiegata. Nel 1937 si sposò (dal matrimonio nacquero due figli) per poi divorziare nel 1943, ed entrò a far parte del Left Book Club, associazione comunista dove conobbe Gottfried Lessing, attivista politico ebreo-tedesco che in seguito sposerà e dal quale avrà un terzo figlio: Peter.
Nel 1949, fallito anche questo matrimonio, si trasferì con il solo Peter in Inghilterra. Doris aveva a questo punto 30 anni e, con il suo spirito indomito e sofferente, doveva affermarsi in una Londra povera e devastata dai bombardamenti. Ci riuscì pubblicando il suo primo romanzo: L'erba canta. Ebbe così inizio la sua attività di scrittrice politicamente impegnata, soprattutto sul fronte delle battaglie femministe.

***

La Lessing ha scritto poemi, saggi e romanzi, accanto a numerose opere influenzate dalla fantascienza, per lo piú sconosciute in Italia. Tra queste il famoso ciclo Canopus in Argos; Archives (cinque romanzi), in cui, fra mito, favola e allegoria, si racconta il destino del pianeta Terra dopo la glaciazione.

Il libro che l'ha fatta entrare nel circolo dei papabili al Nobel è Il taccuino d'oro (1962). Gli altri titoli che consigliamo sono: Memorie di una sopravvissuta (1974), Racconti londinesi (1987), Il quinto figlio (1988) e La storia del Generale Dann, della figlia di Mara, di Griot e del cane delle nevi (2005).

Quando le chiedono quali dei suoi libri considera il più importante, la scrittrice sceglie la serie fantascientifica di Canopus in Argos.

Il Premio Nobel per la Letteratura le è stato consegnato con la seguente motivazione: "Cantrice dell'esperienza femminile, ha messo sotto esame, con scetticismo, passione e potere visionario, una civiltà divisa".

 

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                bloggato da:  Adonis

postato da: bloggherone alle ore ottobre 11, 2007 15:26 | link | commenti
categorie: letteratura, arte, anni 80, anni 70, anni 90, terzo millennio
domenica, 07 ottobre 2007

HACKLETTURA 53

A proposito di Schmidt

Ci si chiede perché spesso Hollywood compri i diritti di romanzi eccellenti e ne faccia dei film che presentano una storia completamente diversa. Nel suo libro About Schmidt, Louis Begley ritrae un avvocato di successo che va in pensione a sessant'anni. Sua moglie, alla quale appartiene la lussuosa magione in cui abitano, soffre di una malattia che la porterà ineludibilmente alla morte. Il tutto è ambientato a New York e negli Hamptons ed è raccontato in uno stile che ricorda da vicino Knut Vonnegut.
Albert Schmidt (questo il nome del protagonista letterario), oltre a essere un uomo pieno di pregiudizi - frutto anche
dell'educazione sbagliata -, ha, nonostante l'età, una carica sessuale invidiabile, e lo vediamo andare a letto con molte donne che sembrano fare a gara per concederglisi. Sua figlia, che ha avuto il privilegio di frequentare Harvard e lavora per una multinazionale del tabacco, sta preparandosi a sposare un giovanotto ebreo - avvocato - che è al servizio dello studio legale di cui Schmidt era co-titolare.
Begley illustra spietatamente la falsa morale degli WASP e uno dei temi principali (anzi: il tema principale) del romanzo è
l'antisemitismo così diffuso in America soprattutto tra i bianchi agiati.

La pellicola diretta da Alexander Payne (2002) ci mostra invece Warren R. Schmidt (ma perché cambiargli pure nome?) nei panni di un ex agente assicurativo in pensione. Questo Schmidt più povero e più trasandato vive a Omaha, Nebraska, e insieme alla moglie incarna la tipica middle class anziché la fortunata casta descritta nel libro. La figlia abita a 1000 miglia di distanza e il giovanotto da lei amato non è il rampollo di due psichiatri ebrei felicemente sposati, bensì il primogenito di una stramba coppia divorziata dedita a un libertinismo che è chiara reminiscenza dell'èra hippy.

Lo Schmidt del film è un personaggio assai patetico. Non conosce avventure erotiche (neanche da vedovo) e, se non fosse stato interpretato da Jack Nicholson, noi non saremmo qui a scrivere questa recensione.

Commercializzato come "commedia brillante", A proposito di Schmidt ci vende una storia evanescente che i soliti critici "geniali" giustificano come lo specchio di quella vacuità dentro cui ristagna l'esistenza dell'anziano protagonista. In effetti Nicholson/Schmidt esprime molto bene la povertà di sentimenti che caratterizza larghi strati della piccola borghesia. A tale meschinità, o se volete a tale "stitichezza dell'anima", fa da contrappasso l'impegno che il vecchio si è voluto accollare: mandare ogni mese 22$ a Ndugu, un bimbo africano adottato a distanza. (La cifra sembra irrilevante, ma ricordiamoci che non stiamo parlando del brillante professionista del libro, ma di un cittadino ormai ingrigito che ha sempre faticato per arrivare alla fine del mese.) Le missive indirizzate al piccolo Ndugu rappresentano tra l'altro l'unico contenitore in cui Warren R. Schmidt può liberamente riversare i propri pensieri, confessare e confessarsi; seppure finanche in esse egli si ritrova spesso a mentire o ad abbellire la verità.  
L'adozione del bambino tanzaniano è avvenuta in seguito a un invito televisivo: trattasi dunque di un
tentativo come tanti per ammazzare la noia, non del risultato di umana generosità. Alla fine, quando Schmidt legge una lettera inviata dall'istituto in cui è ospitato Ngudu, sgorgano finalmente le lacrime. Ciò però non è il segno della perdita d'inerzia e della conversione a buoni e giusti principi, ma solo uno sfogo senile. 

Molti i nodi che la sceneggiatura lascia irrisolti. Primo tra tutti, l'avversione che Schmidt prova nei confronti di Randall (il genero o futuro tale) e della sua bislacca ma simpatica famiglia. Forse spettatori molti hanno creduto che Payne, il regista, abbia voluto fare del giovanotto in questione un perfetto idiota - o "un cammello", per usare il vocabolario dello stesso Schmidt -, e come tale lo hanno giudicato. Ma gli autori si e ci contraddicono con la scena in cui il vecchio vede, nella stanza di Randall, il diploma di perito elettronico e i titoli che il giovane ha acquisiti in campo sportivo (giocando a calcio, nientedimeno: per sottolineare la stravaganza della sua tribù). Randall, a conti fatti, non è dunque quel fallito che sembra (pur se si è ridotto a fare il venditore di materassi ad acqua), e la sua sincera compartecipazione al dolore di Schmidt in seguito alla perdita della consorte è uno dei tanti fattori che ce lo rendono amabile.
Tuttavia, agli occhi di Schmidt rimane un "loser", e quindi indegno a impalmare la sua cara piccina.

La mentalità dei perdenti e dei vincenti è estremamente radicata nella società americana (e in tutto il mondo americanizzato); se è questo l'aspetto che Payne voleva condannare, avrebbe dovuto dare una piega più decisa, meno vaga, ai suoi personaggi. Avrebbe dovuto fare di Randall un vero perdente e un vero idiota; e la decisione della ragazza di sposarlo sarebbe dovuta essere dettata non dall'amore (che c'è ed è forte, com'è evidenziato da molti punti della pellicola), bensì da un atto di ritorsione contro la testardaggine paterna.

Il film è lento, ma non è questo che ci disturba: la lentezza potrebbe essere un paradigma della vecchiaia. Qualcuno ha però affermato che Payne abbia voluto ispirarsi, più che al libro, al dramma sulla noia Ikiru (1952) del grande Akira Kurosawa, nonché a certe opere di un altro sommo maestro giapponese, ovvero Yasujiro Ozu, e in particolare a Tokyo Story (Tôkyô monogatari; 1953). Può darsi che sia così, ma, a parte l'ottima fotografia, il suo film ha troppe pecche. Non basta la bravura di Nicholson e di Kathy Bates per fare di A proposito di Schmidt un capolavoro; e nemmeno un prodotto appena più che accettabile. Come in tutti gli altri lavori di questo regista, siamo di fronte a un banale drammetto hollywoodiano contenente un messaggio "umanitario" nebuloso e trito. Basta guardarsi intorno per trovare film ben più significanti incentrati sulla solitudine della vecchiaia e sulla morte. Il cinema, indipendente e no, ne ha sfornati parecchi. Alcuni titoli su tutti: No Place to Go, Tell Me a Riddle, Going in Style, Aquel ritmillo, Cocoon e Paradise Grove.

 

 

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                bloggato da:  Cumuli

postato da: bloggherone alle ore ottobre 07, 2007 01:56 | link | commenti
categorie: cinema, fantasmi, love, arte, lavoro, animali, tv