Osservatorio blog-internettiano
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Sono in mezzo a noi, sono più forti di noi, sono più veloci, sono immortali, ci possono sopraffare quando meglio credono. Non possono respirare l’aglio, sono allergici all’argento, non possono ferirsi con schegge di frassino e, soprattutto, bruciano alla luce del sole. Che destino è dovere pagare a così caro prezzo la propria forza. “Cantami, o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta”. Anche Achille un vampiro, così forte eppure con un così critico punto debole. La forza viene bilanciata dalla vulnerabilità: ricordarselo per sconfiggere il proprio nemico, ricordarselo quando si è all’apice del successo. Però è anche affascinante questa fragilità intrinseca della potenza. E’ anche un raggiro: i vampiri sono più forti di noi e questo dà loro una superiorità relativa che non è spendibile nel mondo dei vampiri, ma essere vulnerabili alla luce del sole è un limite in senso assoluto. Tuttavia il loro bisogno del nostro sangue li vincola a stare tra di noi e, quasi per selezione naturale, li vincola a stare legati all’ambiente dove possono primeggiare. Il prezzo che si paga per l’immortalità, poi, è altissimo. L’immortalità porta al cinismo, alla non sapere godere della vita a non dare valore ad i momenti e, dunque, ad una eterna noia, ma il prezzo per l’eterna giovinezza è anche peggiore perché un pezzo d’aglio li ammazza e basta. I vampiri non hanno raffreddori, non hanno malattie: o muoiono o vivono. Sono soli enormi castelli di cristallo. >>
Bloggato da: Addio all'Olimpo
<< Il party fluiva lento come gelatina lungo una china, senza nemmeno accorgersi della rima. Centellinavo, sorseggiavo, succhiavo, addentavo, assaggiavo, prelibavo, gustavo.
“Gustavo?… Molto piacere. Inventatore Crosmaglio.”
“Oh, un’irruzione del fittizio nell’irreale?”
“Acuto.”
“Anche retto, all’occorrenza…” e ammiccò.
“Di cosa si occupa?” gli chiesi per non fare conversazione.
“Lavoro con la fantasia.”
“Scrittore?”
“No. Onanista…” e ridacchiò frivoleggiando con la mano davanti alla bocca, come un femminiello francese.
“E lei invece?”
“Anch’io.”
Sembrò offeso. Come se avessi la sua stessa cravatta. In effetti, nessuno di noi aveva la cravatta. Avevamo la stessa non cravatta. Imbarazzante?
Allora aggiunsi: “però platonico.”
Lui si sguaiò in una ridancia liberatoria e falsa, da diva invecchiata con la bocca sempre più larga. Era un po’ uccello e un po’ pesce, un po’ secco e un po’ viscido.
Poi sospirò.
“Sa,” mi buttò lì un po’ leccato, con finta indifferenza, guardando altrove, “sono stanco, stanco, stanco… stanco della vita mi capisce?”
“Stanco della vita.” Ripetei neutro.
“Eppure ho paura di morire, mi capisce?”
“Le consiglio Seneca.”
“Oh… Io uso solo Christian Dior.”
“Non l’ho mai letto, comunque,” ammisi.
“Seneca?”
Annuii distratto, emettendo: “però spesso mentre faccio la pupù leggo le etichette dei profumi.”
“Ha già assaggiato le Cipster?”
Era un party strano. Comunque sì, le Cipster le avevo assaggiate. Perché io sono uno che vive.
Perché io sono uno che vive?
Perché, io sono uno che vive?
“Uh! I Fonzies!” mi distrasse Gustavo dai pensieri e si allontanò, galleggiando fuori dal mio campo visivo come alla fine di uno sketch.
C’era un sacco di gente, a quel party. Ma per fortuna, io no. >>
Bloggato da: EVENTO: INVENTO IL VENTO
<< Sanremo
non cambierà mai, non riesco proprio a capire come riescano puntualmente ogni anno ad eliminare le canzoni belle, quelle che, anche un balengo come me, si rende subito conto che avranno un successo strepitoso, nonostante Sanremo, o forse proprio grazie alla eliminazione da Sanremo... >>
Bloggato da: Nella tana del lupo